venerdì 29 luglio 2011

Modena, città del Mito

Guardo questo video e la penso esattamente come scritto in un commento su YouTube: "This video reminds me of all those movies where nyc is almost a character by itself".

Non sono mai stato a Nyc, ma dubito che il mio immaginario circa la Grande Mela ne risenta rispetto a chi, fisicamente, si è fatto un tour tra Manhattan e la Statua della libertà.

Ergo, la città - qualsiasi città - è quel che è, ma per la creazione del Mito è molto più importante il racconto che dieci, cento, diecimila o centomila ne hanno fatto investendo un luogo dei propri significati particolari. In fondo il mito, rivestito di realtà, potrebbe anche essere semplicemente visto come un orribile faccione verdastro e ossidato che interrompe l'infinitudine di un cielo azzurro e, per estensione, dell'universo intero.

Per farla breve, il mio prossimo progetto sarà ripetere l'Operazione Nyc per la mia città.
La sonnacchiosa Modena non più, mai più, come un qualsiasi punto della provincia emiliana su Google maps, ma addirittura "Modena, città del mito, anzi: del Mito".

Ebbene sì, Modena come Nyc. Né più. Né meno.
A dire il vero ci aveva già provato la Gazza, quotidiano locale, qualche settimana fa.
Titolo testuale: "Modena come New York".
Però dai, tanto spreco mitologico per quattro palazzoni in costruzione vicino alla Maserati, mi pare veramente fuori luogo.
Ma no, la mia Città del Mito sarà tutt'altra cosa.

Innanzitutto "almost a character by itself", ma soprattutto, niente a che fare con miti tipo Pavarotti, Ferrari, l'aceto balsamico e balle varie.
Roba da Touring Club.

No, io penso a Sangue & Asfalto, Bar affollati & Vite perdute, Fughe nella Notte & Amori impossibili, eccetera, eccetera...
Insomma, tutta roba che a Modena non esiste proprio, ma che creerò io grazie alle possibilità offerte dall'estetica contemporanea fatta di video homemade ricolmi di inestetismi e inguardabili da altri ad eccezione dell'autore stesso.

In fondo, tutta roba che già faccio da tempo, ma senza questo cappello teorico necessario per la Creazione del Mito.

Alors, à bientôt.

Baila! in un falso movimento

In esclusiva, ecco le mie ultime produzioni video legate al concetto di "durata".
Per la comprensione del quale, rimando al capolavoro di Peter Handke "Canto alla durata".
Poemetto da tempo fuori produzione e pressoché introvabile (a parte per chi, come me, ce l'ha già).
Quindi il rimando è del tutto inutile.



giovedì 28 luglio 2011

Quel pezzetto d'Emilia secessionista ante litteram

"Chissà in quanti se la ricordano la storia dell’Isola delle Rose, vicenda che si assesta ai confini della realtà – come recita il sottotitolo della rassegna documentaristica che la ospita – quanto basta da essere stata inserita in “Estate doc”, ciclo di documentari calato in quel di Carpi, provincia di Modena. A riproporla il 28 luglio (presso il “Coccobello – Spazio Giovani Mac’è!” a partire dalle 21.30) è il lavoro di due registi – Stefano Bisulli e Roberto Naccari – che nel 2009 firmano “Insulo de la Rozoj. La libertà fa paura”. E la storia che raccontano potrebbe sembrare fantapolitica, per quanto sia tutto vero: nel 1968, in un’Italia che il 1 marzo era balzata a pie’ pari nella contestazione con gli scontri romani di Valle Giulia, c’è chi saluta la nazione e decide di farsene una propria.

Accade al largo delle coste di Rimini, a 11 chilometri e 500 metri dalla battigia per la precisione, abbastanza lontano da non avere fastidi da parte di qualche Stato sovrano di più lunga tradizione, in primis l’Italia. Sulla quale peserebbe, fa intendere il protagonista di questa storia, la “poco lusinghiera” non belligeranza a fianco del fronte antinazista. Perché l’ingegnere Giorgio Rosa, il suddetto protagonista, classe 1925 e un arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio di Cassabile e la nascita della Repubblica di Salò il 23 settembre 1943, culla il sogno di abbandonare il tricolore.

E arriva a sfiorare l’obiettivo il 1 maggio 1968, quando ha luogo la cerimonia di costituzione della neonata Isola delle Rose, Stato indipendente (almeno nelle intenzioni) festeggiato sulla piattaforma di recentissima costituzione da sei professionisti e dalle rispettive famiglie, riuniti all’ora di pranzo intorno a una tavola imbandita stile banchetto nuziale. Tutti ignari che in brevissimo tempo quell’oasi in mare aperto si sarebbe inabissata a forza di esplosivo".

Leggi tutto l'articolo su Il Fatto Quotidiano.

Italienische Reise

L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé
.


Il Ruhrfestspiele Recklinghausen è un festival di teatro che si tiene in Germania, nel Renania settentrionale-Westfalia, tra maggio e giugno.
Tra i suoi sponsor c'è anche Evonik, una multinazionale tedesca della chimica.
Che, per promuovere l'evento, ha scelto la campagna che vedete qui sotto nella fotografia (la fonte è questa, un blog tedesco evidentemente gestito da un appassionato di musica e cose italiane).

Il manifesto mette Berlusconi e John Malcovich - protagonista in Germania di "The Giacomo Variations", un'opera ispirata all'autobiografia di Casanova - l'uno accanto all'altro e recita: "interpreta il Casanova a Roma" per il nostro premier e "interpreta Casanova al festival" per Malcovich.
Naturalmente, Evonik "augura buon divertimento al festival di Recklinghausen 2011..."

Commenta il blogger: "Ora, il premier italiano non è certamente il primo statista il cui umorismo viene utilizzato per una campagna pubblicitaria, ma trovo notevole quanto sia manifesto il fatto che Berlusconi venga percepito come una barzelletta in questo Paese".

mercoledì 27 luglio 2011

Costumi. Da bagno (inteso come sinonimo)

Troppo bella la vignetta di Massimo Bucchi su Repubblica di oggi per non riproporla.
Un vero editoriale.

lunedì 25 luglio 2011