domenica 13 settembre 2009

Videocracy

Si esce dal cinema col mal di pancia.
Con una sensazione di profondo disagio per il degrado - apparentemente irredimibile - che vive quest'Italia dove ormai la democrazia è un'appendice formale del vero potere.
La televisione.
Che Silvio Berlusconi - come spiega bene ad un certo punto il regista de "Il grande Fratello" intervistato da Gandini - ha costruito a propria immagine e somiglianza: "tanto colore, tante belle donne con le tette grosse, tante risate, tanta allegria...".
E naturalmente un solo padrone: lui.

L'equazione è semplice: possedere la televisione significa possedere il paese.
E il documentario di Gandini si addentra molto bene all'interno del virus catodico berlusconiano, architrave del suo successo politico. Dimostrando come l'(ex) Belpaese sia ormai una enorme proiezione dell'ego del sultano di Arcore. Un'impresa titanica, la sua, coronata dal successo.

I tanti spezzoni apparentemente slegati tra loro - Fabrizio Corona, Lele Mora, Ricky, il giovane bresciano disposto a tutto pur di salire sul palcoscenico mediatico - si ricompongono infine in un puzzle drammatico.

Un quadro di violenta allucinazione. Semplicemente perché l'apparenza propria della televisione, è diventata realtà.
L'unica.

3 commenti:

finegarten ha detto...

uno dei film horror dell'anno. anche io ho provato una brutta sensazione uscendo dalla sala.

dalomb ha detto...

Uscendo dal cinema ho avuto una sensazione di straniamento. Guardavo le persone domandandomi se erano proprio loro o semplici proiezioni. Sembra tutto falso, dentro e fuori la televisione.
E' veramente un virus il mondo di Berlusconi - roba che a confronto Matrix sembra un filmetto di fantascienza (e lo è!).
Ammesso che ce ne si liberi, ci vorranno anni per guarire da questo impazzimento collettivo. Ammesso che si guarisca...

finegarten ha detto...

ma infatti anche se berlusconi morisse domani, mediaset e 2 o 3 generazioni di elettori resterebbero. non c'è speranza.