martedì 30 ottobre 2007

The banner busters

Ovvero, i cacciatori di banner.
Quelli a cui l'adv fatto online concepito alla vecchia maniera invasiva non piace proprio.
E allora eccoli inventare Addart,un'estensione di Firefox che permette di rimpiazzare benneroni e similia con immagini artistiche pescate da un database.
L'intento dell'ideatore però - l'artista Steve Lambert - non è di bloccare l'adv, ma di compiere un'azione di guerrilla artistica: "AddArt attempts to do something more interesting than just blocking ads - it turns your browser into an art gallery. Every time you visit the New York Times online or check the weather you'll also see a spattering of images by a young contemporary artist".

Perchè proprio io che mi occupo di Adv con zooppa segnalo simili iniziative "pericolose/contro/anti" (brrr che paura: avete idea di quanta pubblicità abbiano fatto ai marchi che cercavano di mettere in crisi gli attivisti del culture jamming)?
Ohbbuondio, perché le vie dell'innovazione sono infinite e raramente passano per i canali principali.
Praticamente mai per quelli tradizionali.

lunedì 29 ottobre 2007

Dal tubo al Tube

Per chi ancora - tra i giovani creativi di zooppa e non solo loro - guarda al "passaggio in televisione" come il traguardo più ambizioso da raggiungere, segnalo un articolo uscito oggi su Repubblica Affari&Finanza che non fa che ribadire quello che ripeto come un disco rotto da tempo: "il futuro dell'adv è online" (e sai che "genio", nel comprenderlo...).
Nessuno nega che oggi il palcoscenico televisivo (anche perché molto più concentrato/limitato nell'offerta per quanti canali il satellite possa mettere a disposizione) sia il medium che offre maggiore visibilità, ma per quanto tempo ancora?

Ecco il testo integrale del pezzo firmato da Daniele Autieri:
"Internet "scippa" il prime time alla televisione"
I sorprendenti risultati di uno studio della Online Publisher Association, che riunisce gli editori che operano sul web: ben il 67% degli intervistati dichiara di mettersi online proprio nelle ore serali dedicate per tradizione al tg. L’informazione balza non a caso al primo posto fra le richieste.

Il tubo catodico cede il passo alla banda larga. Così come il vecchio stereotipo del padre di famiglia che, tornato a casa dal lavoro, siede di fronte alla tv per sorbirsi la razione quotidiana di informazione viene superato dall’immagine del professionista di oggi che, alla scatola a colori, preferisce Internet e la rete. È questo il dato più sorprendente che emerge dalla ricerca commissionata dalla Online Publisher Association (OPA), l’Associazione degli Editori che operano sul web e di cui fanno parte i maggiori gruppi presenti sul mercato, dal Financial Times a Le Monde, da El Pais allo Spiegel, dall’Espresso a Rizzoli.

L’indagine, svolta in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Svizzera analizza il consumo di internet, televisione, radio, giornali e periodici, puntando il dito proprio sul dato più significativo: nel corso della prima serata, da sempre una fascia oraria dominata dalla televisione, si verifica un picco di utenza della rete. Il 67% degli intervistati ha infatti ammesso di utilizzare internet la sera, rispetto al 44% di tre anni fa. «La ricerca – commenta Koro Castellano, presidente di OPA e direttore generale di ElMundo.es – evidenzia un maggiore ricorso al web durante le ore lavorative, ma ciò che davvero sorprende è il suo utilizzo anche in prima serata, rimasta finora territorio inviolato della televisione».

Questo picco segue ovviamente il prime time della navigazione nel web, circoscrivibile al lasso di tempo che segna la giornata lavorativa. L’84% degli intervistati è online nelle prime ore della mattina, rispetto a una media giornaliera del 73%. E proprio le modalità di accesso alla rete scandiscono i vari momenti del giorno e influenzano l’interesse degli internauti: dalle 9 alle 12 è il momento di maggior fruizione delle news online, tanto delle locali quanto delle internazionali, mentre il periodo che va dalle 19 alle 23 viene sfruttato soprattutto per scaricare musica, concludere acquisti e pianificare le attività serali o del weekend. Una spartizione dell’interesse nell’ambito della quale si conferma comunque il massimo di attenzione concentrato nelle ore del mattino, quando si registra il momento più caldo per le connessioni e di conseguenza più interessante a livello pubblicitario. Il pubblico che frequenta il mondo virtuale in questa fascia oraria è infatti in media costituito da individui intorno ai 35 anni, generalmente uomini, affluenti e con un alto grado di istruzione.

La maggioranza relativa, il 30%, considera la rete un veicolo di pubblicità di particolare interesse; per il 49% le inserzioni sul web sono ricche di informazioni, rispetto al 19% che preferisce quelle sui giornali; mentre quasi la metà degli intervistati è convinta che la pubblicità online li aiuti a decidere cosa acquistare. Questo perché le sponsorizzazioni presenti sul web vengono viste come innovative, moderne ed efficaci, soprattutto quando appaiono su siti prestigiosi. «In Europa – continua Castellano – la pubblicità online è ormai accettata dal pubblico in modo assai diffuso, viene considerata importante, ed è sempre più spesso usata come punto di partenza per le decisioni di acquisto». Secondo la ricerca il 67% degli europei preferisce ricorrere alla rete per informarsi sugli ultimi prodotti perché percepisce il web come il luogo virtuale dove crescono e si diffondono le nuove tendenze.

Una relazione, quella tra l’individuo e il web, che si intreccia nell’ambito lavorativo quando gli accessi sono più frequenti e il ricorso alla rete praticamente costante. Ben il 95% degli italiani conferma di avere una serie di indirizzi web che regolarmente visita nel corso delle ore di lavoro; per l’80% degli intervistati internet ha addirittura accresciuto la produttività lavorativa, rappresenta il modo più efficace per avvicinarsi alle novità tecnologiche, ma soprattutto è lo strumento preferito per accedere all’informazione e all’attualità. Così, mentre per rispondere a questa crescente domanda i grandi produttori di contenuti da Viacom all’Abc stringono accordi per rendere visibili i programmi televisivi su Internet, i protagonisti industriali della rete come Apple e Sony stanno studiando il modo di portare i contenuti digitali in televisione, con l’inevitabile conseguenza che si dirà presto addio al telecomando.



sabato 27 ottobre 2007

Attenzione: annunciazione!

Avrei dovuto scrivere "recensione", ma la tentazione di richiamare l'Annunciazione de La Smorfia è stata troppo forte.
Comunque: escono due libri importanti.
Soprattutto perchè sono di due miei amici.

Il primo: "Thomas Jay" di Alessandra Libutti - Neftasia Editore - 14 euro.
Alessandra è una vecchia compagna d'avventure dei tempi di GranBaol e sono molto felice che sia riuscita a far uscire dal cassetto il Tommasino troppo a lungo ivi relegato.



Ecco di seguito la breve presentazione del libro presa dalla quarta di copertina: "Thomas Jay entra in riformatorio a dodici anni. Sacrificato a una società lontana dall’uomo, vittima di ideali così forti da non saperli gestire, non sarà più in grado di uscire dalla spirale di avvenimenti che lo porteranno all’ergastolo. Ma Thomas Jay saprà intrecciare dolore e forza, paura e orgoglio, colpa e redenzione, amore, amicizia, sacrificio e anarchia, in una trama di sentieri che lo porteranno alla consapevolezza della propria grandezza interiore.
Un romanzo epistolare, in cui le lettere cedono la propria intimità al lettore, per farsi portatrici di un universale anelito alla libertà. Alessandra Libutti tratteggia con sensibilità impressionista personaggi densi e profondi, che emergono dalle pagine con la forza del loro carattere, solo appena spinti da uno stile rigoroso e attento.
La lucida architettura di eventi,rimandi e legami che si intessono tra le lettere conferma la mano felice di una narratrice capace di costruire una storia senza cedimenti, in cui fatti, personaggi e sentimenti trovano la migliore armonia
".

Alessandra - ormai londinese a tutti gli effetti - presenterà "Thomas Jay" giovedì 15 novembre alle ore 18:00 presso la libreria Rinascita in viale Agosta a Roma.

Il secondo volume è un'opera a fumetti e si intitola "Gli intrusi - Appunti da una terra vicina".
Curatore dell'antologia collettiva nonché presente con un suo lavoro è niente-popo-dimeno-che LUI, Big Zooppa, celato sotto quel brutto pseudonimo o nome d'arte che dir si voglia che è Roberto La Forgia.
La casa editrice è Coconino, il prezzo 15 euro.

venerdì 26 ottobre 2007

Un blog collettivo per zooppa

E' partito ieri e ne sono particolarmente orgoglioso, perchè lo "volli fortissimente volli".
E' il nuovo blog collettivo di zooppa, aperto ai contributi di tutti i membri della community che vorranno prendere parte all'iniziativa.
Gli argomenti da trattare li abbiamo proposti qui, ma c'è totale disponibilità nei confronti delle proposte che eventualmente verranno.
L'obiettivo è molto semplice: rendere zooppa una piattaforma totalmente open.
Ora è la volta del blog.
A seguire: le api.

Il nuovo zooppa-blog mi ha fatto venire in mente una specie di widget per blogger, piccolino, da cacciare in una sidebar.
Riguarda il lancio del blog stesso, pronto alla navigazione nel mare della rete.
Siccome quello di zooppa è troppo serio per infilarci una boiata del genere, caccio qui la demo (enorme per dimensioni) che ho realizzato per zooppa party.
A me diverte il widget del varo...

video

Web 3.0

A proposito di un mio post sul futuro della rete (anche se non l'avevo definito web 3.0), Samuninho mi segnala una t-shirt pescata da qui.
Alé!

giovedì 25 ottobre 2007

Facebook alle stelle

Techcrunch dà una notizia strabiliante: Microsoft ha investito 240 milioni di dollari su Facebook.
La notizia vera però è che il social network nato tra gli studenti delle università americane è stato valutato 15 miliardi di dollari (per fare un parellelo, la recente acquisizione di YouTube da parte di Google è costata a Page e Brin 1,6 miliardi di dollari) diventando così la quinta Internet Company più valutata degli Stati Uniti (e, immagino, del mondo).

Zooppa? Tutta pubblicità... (2.0)

Ieri pomeriggio ero a Gorizia per assistere alla discussione della tesi di Elisa Sisto che avevo seguito nel corso degli ultimi mesi.

La laurea era in "Relazioni pubbliche d'impresa", il titolo del lavoro presentato da Elisa: "Le piattaforme web 2.0 nelle strategie comunicative del marketing. Il caso Zooppa.com".

Direi che è andata bene: voto massimo. A parte il piacere personale per l'ottimo lavoro della "mia" laureata, la tesi è molto interessante perché contiene una serie considerazioni che trovo decisamente in linea con l'idea originale di zooppa.

Ed ecco qui: "L'aspetto più interessante e significativo (delle interviste fatte a una ventina di zoopper. ndr) sta nella loro concezione del brand all'interno del contesto di zooppa e i principi con cui creano le loro idee. Infatti gli utenti intervistati affermano di voler trasporre sui materiali che producono la loro idea, piuttosto che quella che rispecchia maggiormente la filosofia del brand.

Ciò è un risultato molto importante e fondamentale che colloca Zooppa in una visione di co-creazione di valore di un brand da parte degli utenti partecipanti i contest (il grassetto è mio). Il fatto che il brand nell'ambiente virtuale di Zooppa venga portato in secondo piano rispetto alle idee creative degli utenti e che la sua comunicazione venga adattata alla visione dell'utente, porta a considerare come Zooppa sia riuscita a coinvolgere con entusiasmo l'utente, che può essere anche consumatore o potenziale consumatore, in un'azione di comunicazione del brand senza che questa risulti invasiva.

Inoltre il brand ha l'opportunità di ascoltare la voce dell'utente e/o consumatore e quindi di ricalibrare la propria strategia di marketing, soprattutto a livello comunicativo. Quindi è possibile affermare che il risultato registrato in questi mesi per il quale si è sviluppata una community abbastanza attiva, dove avvengono conversazioni, anche e forse spesso non legate al brand, possa essere considerato come positivo sia in termini di utenti coinvolti sia in termini di qualità del coinvolgimento.

Fattore ancora più importante, Zooppa è riuscita a crearsi una sua autorevolezza tra gli utenti, che hanno un'opinione positiva della piattaforma e del suo tentativo di innovare il campo dell'advertising e della comunicazione. Il divertimento e l'ironia sono i due componenti principali responsabili del successo della start-up e dei contest lanciati dai brand al suo interno.

Infine è necessario aggiungere qualche osservazione in merito a Zooppa.com:

  • non è possibile definire Zooppa come una brand community, in quanto i brand presenti sono molteplici e sempre diversi e le conversazioni degli utenti non girano intorno all'esperienza di marca come valore fondante. Se di brand community si dovesse parlare, sarebbe solo in riferimento al brand Zooppa eall'offerta che propone agli utenti;
  • la community è soltanto un aspetto della complessa offerta di Zooppa, poiché essa rappresenta un esempio lampante di user generated content, in quanto esiste solo grazie ed in nome degli utenti iscritti e dei materiali da essi inviati;
  • la sua offerta di co-creazione del valore di una marca è innovativa, poiché non si tratta di un singolo brand che propone una singola azione di advertising, bensì è la funzione stessa di advertising a diventare oggetto dell'offerta, ed i mezzi per esprimerla sono rappresentati dai brand sponsor dei contest;
  • gli utenti che vengono richiamati dall'offerta di Zooppa.com rappresentano forse la fascia che maggiormente è immune al bombardamento di messaggi pubblicitari e quindi viene permesso al brand di entrare in contatto con un bacino di consumatori potenziali, che altrimenti non verrebbero esposti alla comunicazione del brand stesso.
L'entusiasmo con cui molti utenti promuovo i loro lavori su Zooppa e quindi Zooppa stessa, può essere considerato un buon metro di giudizio, che, anche se non rappresenta la stessa concretezza dei numeri e dei dati statistici, simboleggia ciò che il Web 2.0 ha portato di nuovo al centro: il valore delle persone, dei loro pensieri e bisogni e della relazione".

Trascina anche tu

Come milioni di altre cose che mi passano sotto il naso e non me ne accorgo, scopro adesso il fenomeno del booktrailer (e sì che ne avevo presentato uno perfino qui). Grazie a Grenar, che ha pubblicato un articolo in cui ne traccia una sorta di fenomenologia.
Mi piace la possibilità che il booktrailer (trascinalibro) offre di mischiare diversi linguaggi.
E' una bella sfida che, almeno per quello che segnala Grenar, mi sembra ancora tutta da giocare.
Non mi convince il suo gradimento per la categoria dei "rispettosi", quelli che "funzionano e sono gli unici a poter avere l'etichetta di BT".
Trovo abbastanza noiosi gli esempi prodotti, molto rispettosi del testo (appunto), ma anche troppo ancorati a un linguaggio che non è quello filmico.
Insomma, il livello di contaminazione pare basso.


(Francesco Fagioli, “Un Certo Senso”)


Sono più tentato dai "traducenti", che sempre Grenar definisce più "smaliziati" perché "alle parole affiancano altri materiali da costruzione. Tentano di dare il senso del libro attraverso una traduzione in immagini studiate e lavorate. A volte sono favoriti dalla natura estremamente visiva, filmica, di certi passaggi del libro (dialoghi, monologhi, descrizioni di scene d’azione, particolarità dei personaggi, e così via). A volte hanno storyboard, piani di produzione, direttori artistici ed esecutivi, belle scenografie e bei costumi – e quindi un budget sostanzioso. Trascrivendone il parlato su carta o monitor, si può ottenere qualcosa di sensato, ma palesemente privo di anima".
A me sembra solo che tentino - insisto - una maggiore contaminazione. Il risultato è che sono molto più "visibili". Anche se neppure questi mi convincono del tutto, penso che siano sulla strada giusta.


(Will Christopher Baer, “Baciami Giuda”)


Visto che si parla di trailer, non posso non citare l'unico tentativo di spot-trailer realizzato su zooppa.
L'autore è Lo.co, il contest Fineco.

lunedì 22 ottobre 2007

La finestra sul portatile

Apprendo dal blog di Salvatore di un'iniziativa del genere che mi piace molto. Si chiama Windows Sharing Project - collezione internazionale di vedute da finestra. Tutti possono partecipare: basta scattare una foto dalla propria finestra e mandarla via mail all'ideatore Giacomo Triglia indicando autore, occupazione, stato d'animo, data, ora, città e nazione.

Non si fa, non si fa! 6

Non saprei nemmeno spiegare il perché (forse sarà la faccia di Gagarin che appare all'improvviso e sembra aver poco a che fare con il resto), ma questo video mi ha sempre affascinato e l'ho idealmente inserito fin da subito nella mia personale top ten. Il titolo è "A short dream about love", l'autore Jurij, il contest Love Affairs. Non ha vinto niente neppure questo. Forse porto sfiga.
:-)

Reinventare la rete

Penso che non ci sia miglior tirocinio per un creativo di prendere ciò che è assolutamente ordinario e immaginarlo diverso da quel che è.
I risultati possono essere soprendenti.
Come dimostrano i designer olandesi dello studio Demakersvan che hanno utilizzato la cosa più banale del mondo - la classica rete metallica di recinzione (avete presente quella verde a rombi che si vede dappertutto?) - e l'hanno decorata.
Non ho nulla da recintare ma, dovessi farlo, non esiterei ad ispirarmi a loro.

venerdì 19 ottobre 2007

Non si fa, non si fa! 5

Bellissimo. Lo adoro. Nella mia personale top ten di video realizzati per zooppa sta ai primissimi posti.
L'autore è lo spagnolo Baltasar, il contest era Fineco.
Non ha vinto.

What YouTube is trying to tell you

Jeff Atwood, programmatore e blogger californiano, ha scritto un pezzo il cui contenuto è già inequivocabile dal titolo: "YouTube: la grande bugia del diritto d'autore".

Nell'articolo Jeff dice semplicemente a chiare lettere ciò che tutti sanno (ma che tutti, o quasi, fingono di non sapere): quando uploadate un video su YouTube vi appare una finestrella con una clausola in cui vi si dice di non caricare materiale coperto da diritto d'autore.
Ok, solo che per oltre il 90% dei milioni di video che sono online sul sito di videosharing più famoso al mondo (così come su quasti tutti i suoi emuli) tale clausola è come se non esistesse. Le fonti di questo tipo di materiali sono tutte mainstream, quindi coperte da DdA.

Come conciliare - si chiede Jeff - la linea ufficiale di Big YT ("no copyright, please") con una realtà che va esattamente nella direzione opposta?
The answer my friend, secondo Jeff, sta nell'italianissimo "vivi e lascia vivere. Il sito non verifica se i contenuti sono in regola: rimangono online finché la'autore non protesta. Solo allora vengono rimossi".
Santa Ipocrisia.

Il post ha generato un bel dibattito tra i lettori del blog.
Discussione a cui vale la pena dare un occhio per capire qual è l'opinione più o meno diffusa sull'argomento (bollente come un vulcano in eruzione).
Tanto per fare un esempio: "Copyright could be abolished, and we all would be better off for it. That's what YouTube is trying to tell you".

mercoledì 17 ottobre 2007

24,974,910

E' il numero di volte che è stato visto questo video.
La domanda allora è quella di sempre: esiste una ricetta - per intenderci, analoga a quella con cui Ken Follet sforna i suoi romanzi sapendo già a priori che saranno un successo - per definire cosa renderà viral un video?
Per chi dovesse averla in tasca (rigorosamente nascosta, da buon cuoco) è pronto un radioso futuro di successo.

Vallanzaska

Uhm, bella tecnica. Mi piace. Semplice ma d'effetto.

martedì 16 ottobre 2007

Dammi solo un minuto

E' il festival cinematografico internazionale più breve del mondo, va in scena esclusivamente su internet, proietta solo cortissimometraggi di sessanta secondi, nemmeno uno di più. Eppure Filminute, grazie al passaparola della rete, riesce ad attrarre registi da ogni parte del mondo, è frequentato da milioni di spettatori e propone minipellicole interessanti - alcune con una fotografia davvero ottima - e storie quasi sempre originali che, è ovvio, difficilmente annoiano. Da Repubblica

domenica 14 ottobre 2007

Web 3D

Io lo definisco il passaggio dal web cerebrale (e unidimensionale) al web emozionale e fisico.
D'accordo, un'evidente forzatura.
Ma certo l'Internet che verrà sarà in 3D.

Ecco alcuni primi esempi:
3Bnet
Weblin

Per altro: "le voci di un interessamento di Google alla costruzione di un mondo virtuale tutto suo sullo stile di quello creato quattro anni fa dalla Linden Lab (SecondLife, per quei pochi che ancora non lo sapessero) cominciano a diventare consistenti". Da Repubblica.it: Google sogna una sua SecondLife.


Faccia da dalomb

Con pauroso ritardo, sono immancabilmente finito anche nella rete di Facebook...

this is Davide's profile

sabato 13 ottobre 2007

DivShare

Mi sto scatenando nel testare nuove cose. Sarà il mio bisogno ossessivo di novità. Mah... Questo è DivShare, un'altra piattaforma di file sharing tipo Wixi: tutto lo spazio che si vuole, per sempre. Gratis.

venerdì 12 ottobre 2007

La gemella cattiva


Non servono commenti per questo spot della Ford Ka.

Il piccolo regista

YouTube lancia in collaborazione con HP il concorso internazionale Project: direct. Bisogna realizzare un corto lungo al max 3 minuti che rispetti certi schemi di plot e dialogo piuttosto rigidi.
YouTube & C. selezioneranno i 20 migliori che la community voterà fino alla determinazione del vincitore.
Premio: la partecipazione ad un festival internazionale del cinema ospite di HP, visibilità, ecc.
Chissà perché, come l'hanno messa loro, mi ricorda qualcosa del tipo "piccolo chimico".
Oppure: "Regista anche tu...".

giovedì 11 ottobre 2007

Radiohead on Wixi




Da Wixi, nuova piattaforma di media sharing (moooolto figo! ma ancora in beta, si accede solo su invito), l'ultimo album dei Radiohead: In rainbows.
In Rainbows è disponibile dal 10 ottobre per il download solo sul sito dei Radiohead, mentre in dicembre sarà possibile ricevere direttamente a casa un cofanetto con un doppio cd con altri brani, versione in vinile, booklet.
Il sistema di vendita permett all’acquirente di scegliere quale sia il prezzo che vuole pagare (un mio amico l'ha comprato per 1 euro).
Qui una di quelle recensioni che piacciono a me: del disco non si parla praticamente mai.

Purebottons, un'azienda che produce pins - spille bottonate - ha comprato per 1000 dollari il disco dei Radiohead, "per supportare la loro scelta rivoluzionaria".

L'intervista integrale al GhiradaBarcamp

Big Zooppa al GhiradaBarcamp

L'intervista rilasciata da Big Zooppa a TheBlogTv.


BigZooppa
Uploaded by theblogtv

Le vite degli altri 3

Tra le pieghe di zooppa si nasconde anche un romanziere.
Si tratta di Grenar, che per la prima volta ha partecipato ad un contest con un video postato per Citroen C1 Deejay.
Il suo romanzo, "Signori briganti" è stato finalista nel maggio scorso del premio Calvino, concorso per esordienti.
Non ha vinto, ma vabbé.
Mi piacerebbe dargli una letta, ma in rete si trova solo l'incipit.

So long, LittleJohn

LittleJohn, copywriter di Chicago e autore di due tra i più interessanti blog tematici sull'advertsing - Advertising for peanuts e Ad Mashup - ha pubblicato pochi giorni fa un post in cui annuncia la fine della sua esperienza biennale di blogger.

Ecco il perché: "Here's the deal folks. I have been offered an incredible opportunity to work at an agency who's work I have admired for some time now and I'm moving to Boulder, Colorado (today actually). It's an agency known for big ideas, long hours, and late nights. So the little free time I'm going to have in the future, let's just say I don't plan on spending it blogging".

Mille auguri a LittleJohn ovviamente.

Però un po’ mi spiace di perdere un buon blogger in cambio di un (sicuramente bravissimo) copywriter di una grande agenzia. Prima io e molti altri fruivamo delle sue proposte, del suo scandagliare attento, domani, non lo so. Certo sarà più difficile capire per me quali frutti produrrà il lavoro di LittleJohn, now based in Boulder, Colorado - and blogger M.i.a.

martedì 9 ottobre 2007

980 zooppa channels

Che YouTube più che il luogo d'elezione dello User Generated Content (vero solo nella misura in cui milioni di utenti caricano personalmente milioni di materiali di tutti i tipi) sia la prima vera television-on-demand - dove la scarsa qualità tecnica è ampiamente compensata dalla gratuità e dalla facilità d'utilizzo del servizio - lo si sapeva.
Sono già molte le web-television che usano filmati ripresi dalla piattaforma creata da Steve Chen e Chad Hurley per creare dei veri e propri palinsesti a misura del loro pubblico reale o potenziale.
Niente di male: con i materiali a disposizione si possono mettere in piedi - gratis - programmi di livello altissimo, almeno dal punto di vista dei contenuti.

Questa lunga premessa per arrivare alla mia scoperta di stasera: 980tv. Un'altra web-tv che utilizza contenuti pescati da YouTube trasmettendoli attraverso il canale più in voga del momento: Mogulus.

980tv nasce da un'idea di Johnnie Maneiro, consulente di web-marketing.

La cosa curiosa di 980tv è che, tra le varie aree tematiche (sport, bloopers, music, educational, travel), comprende anche uno zooppa channel, "canale nel quale troverai una serie di filmati relativi al progetto Zooppa, presi da YouTube e selezionati da 980tv. Si tratta di brevi video scelti dalla redazione perché ritenuti originali e piacevoli".

Zooppa store

Sulla piattaforma di cafepress, parte finalmente lo zooppa store.
T-shirt di vario tipo a prezzi direi accettabili.
Presto anche in versione personalizzabile (un manifesto realizzato per zooppa sulla propria maglietta).
Qui sotto degli screenshot di tutto lo store e di un capo in dettaglio.



Stop motion

La tecnica si chiama stop motion ed è molto utilizzata anche su zooppa (diversi gli esempi, quello che preferisco io è Dream. Sail. Everywhere. di Eliusiei).
Il processo è lungo e faticosissimo, ma i risultati possono essere davvero eccezionali.
Adesso pare che vada di moda farlo coi Lego.
Ed ecco allora i brickfilm, i film a mattoncini.
Qui sotto, addirittura una ricostruzione dell'assassinio di Kennedy.
Sono curioso di vedere se i brickfilm approderanno anche su zooppa.

lunedì 8 ottobre 2007

Dont' buy me, Eric

Una massima attribuita a Robert Louis Stevenson recita più o meno così: "Ogni volta che si inizia un romanzo bisogna puntare sempre al capolavoro".
Lo stesso dovrebbe valere per una Internet start-up.
Mai porsi come obiettivo quello di generare valore tale da diventare appetibili per Google, Yahoo o Mr. Murdoch.
All'inizio di ogni avventura bisognerebbe puntare - con una semplicità d'intenti pari alla forza di una grande ambizione - a segnare il cammino della rete.
So, don't buy me Eric!
(not yet)

domenica 7 ottobre 2007

Think only peer to peer

I due precedenti post non devono confondere le acque.
Fashion doesn't fit me so deeply.
Guardo a tutto l'ambaradan che si muove intorno all'UCG (User Generated Content) con una certa ironia.

Sono convinto che in diversi cavalchino la moda senza comprenderne la sostanza.
Immagino che oggi in molte aziende - old o new economy - circolino idee brillanti del tipo: "Hey, lanciamo una campagna dove siano gli utenti a realizzare degli spot pubblicitari per noi, rendiamo commentabile alcune parti del nostro sito internet, mettiamo in piedi un blog aziendale, apriamo un account su Flickr o Facebook…” e via cimentandosi 2.0 volte o anche più.
Nulla di male in questo, per carità.

Però attenzione, perché il mezzo sta cambiando radicalmente anche la natura del messaggio.

Non deve sfuggire la questione di fondo: l’era della collaborazione di massa – la wikinomics raccontata così bene da Don Tapscott e Anthony D. Williams (in italiano il libro è pubblicato da Etas) – inciderà anche su qualcosa, l’economia stessa, i cui meccanismi attuali forse non tutti vorrebbero fossero toccati alla radice dall’esplosione di “una nuova economia democratica in cui ciascuno di noi ha un ruolo da protagonista”.

Secondo Tapscott e Williams la peer production spazzerà via consolidati meccanismi fondati sull’autorità e il controllo (applicateli ovunque vogliate, un’azienda o un partito, poca cambia) aprendo la strada a una rivoluzione in cui, per la prima volta nella storia, masse significative (se non enormi) parteciperanno all’economia con la capacità reale di incidere sui suoi meccanismi. Di trarne misurabili vantaggi personali in quest’era in cui presente e futuro sembrano in mano, almeno dal punto di vista economico-finanziario, a pochissimi.

“Mai prima d’ora – scrivono i due – gli individui hanno avuto abbastanza potere, né opportunità, per unirsi in reti di peer a maglie larghe al fine di produrre beni e servizi in modo assai tangibile e continuo. La maggior parte delle persone era confinata in ruoli economici di portata relativamente limitata: si trattava di consumatori passivi di prodotti del mercato di massa oppure di dipendenti intrappolati nei livelli più bassi delle burocrazie amministrative, costretti ad obbedire agli ordini del loro capo. […] Oggi è in atto una rivoluzione”.

E ancora: “MySpace, YouTube, Linux e Wikipedia – che oggi costituiscono i migliori esempi di collaborazione di massa – sono solo l’inizio: una manciata di personaggi familiari nelle pagine iniziali del primo capitolo di una lunga saga che cambierà molti aspetti del funzionamento dell’economia”.

Per questo lanciare un contest chiedendo la collaborazione dei costumer (magari avendo l’accortezza di chiamarli prosumer) di per sé, non significa assolutamente niente.

What's the story morning glory

Già fatto programmi per l'estate del 2012, quella delle Olimpiadi di Londra? Vi siete già procurati quel che vi serve per correre più veloci, saltare più alti, essere più possenti, ecc ecc, primo passo necessario verso la vostra personale "sporting glory"?.
Per arrivare così lontano (nel tempo e nello spazio), intanto bisogna cercare un po' di morning glory. Partecipando al concorso lanciato da Adidas su YouTube. A quanto si capisce, tutto quel che dovete fare (ma dubito che sia tutto qui, ci sarà poi la classica estrazione, o varrà il principio del most viral) perché Adidas vi paghi il soggiorno londinese è creare un video che illustri il vostro "urban twist", la vostra interpretazione personale dell'evento a cui vorreste partecipare, da spettatore, tra 5 anni quasi esatti.
X anni? Troppo in là? Impossible is nothing!

Qui sotto, un esempio (Adidas Generated Content) di quel che la multinazionale tedesca cerca, previa qualche raccomandazione da buona marca di famiglia: "Please take care when you're doing the Impossible. Make sure your environment is safe and wear appropriate protective equipment. Under 16? We recommend parental supervision".

User Re-generated Banner

Non sono certamente il solo ad affermare da anni che il banner è la morte dell'adv in internet. Personalmente credo di non averne mai cliccato uno in circa 13 anni di navigazione online. Ok, esagero: facciamo che ne ho cliccati 10. E qui siamo vicinissimi alla pura verità.

Eppure resistono imperituri fin dalla notte dei tempi, sono passati attraverso vari restyling diventando sempre più animati/colorati/mobili-su-e-giù-per-la-pagina/giocosi/multidimensionali (i banner più belli della storia? Naturalmente quelli di OneMillionDollar, gli unici che davvero invitano a giocare col clic del mouse), coprono ancora una buona percentuale nel pacchetto di investimenti dell'adv online (nel 2005, in Italia, il 39%).

Insomma: they are still alive and kicking. Anche se nessuno potrebbe pensare credibilmente di puntare su di loro nel prossimo futuro.

Invece, leggo su Spotanatomy che anche per loro è arrivata l'ora del web 2.0.
Naturalmente, grazie ad un'idea di quei satanassi ("peste Tex, bisognerebbe rimpierli di piombo a quei seguaci di Mefisto...altro che Confucio!") di NinjaMarketing.
Il banner User-Generated? Si può, si può.
Ed ecco allora il portalone Tiscali lanciare il progetto "Mettici la faccia".
Un concorso a premi (chiusura il 4 novembre 2007) che però, più che sulla creatività degli utenti, punta - come scrive giustamente Spotanatomy - "sull'autoironia e sulla loro voglia di protagonismo". Che non necessariamente con la creatività c'entrano qualcosa.

Premi vari ad estrazione tra le varie top ten settimanali (+ premione finale): da una crociera nel Mediterraneo di dieci giorni a gadgets come il Nintendo Wii o il navigatore TomTom. In più, la possibilità di vedere la propria faccia in bella vista su alcuni importanti siti del web italiano: oltre a Tiscali, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Repubblica, MSN, Yahoo!, Dada e Bastardidentro.

Bella iniziativa, non c'è che dire. Non è il caso di fare gli spocchiosi ironizzando sulla scarsa qualità dei risultati. Del resto lo schema proposto è veramente rigido (e perciò semplicissimo e aperto a tutti): bisogna incollare la propria faccia su una vignetta più o meno simpatica (Antòò, Fa caldo!) prestampata. In cambio lasciare i propri dati.

Personalmente, non si può dire che ami alla follia questo genere di utilizzo dell’Ugc (mi ricorda il celeberimmo urlo popolare “Italiaaaaa Unoooooo”), ma non posso nascondermi la sua efficacia e viralità. Per il banner poi, si potrebbe parlare di una boccata di User Re-generation.

sabato 6 ottobre 2007

Facciamo le cose per bene

Leggo con enorme interesse i puntuali resoconti di Antonio Volpon su FucinaWeb della conferenza londinese Future of Web Apps.

Riporto testualmente i punti salienti evidenziati da Antonio, dei quali però consiglio una lettura dettagliata uno ad uno
Stimoli a non finire a chi ha orecchie per intendere.

- lamentarsi dei cambiamenti è una reazione normale (riferito all’introduzione di nuove funzionalità nei servizi di social networking e della reazione degli utenti).

- se le query sono troppo complesse, meglio evitarle (questa la dice lunga sull’infrastruttura di certi servizi di social networking, e sul fatto che Pownce funzioni ancora a invito).

- Facebook fa più traffico con le proprie applicazione scritte in poco tempo, come le foto, piuttosto che quelle dedicate (come Flickr di Yahoo! per esempio). Il motivo è che sono integrate nel profilo dell’utente Facebook, quindi facilmente accessibili.

- meglio avere il 10% di un’azienda che vale 100 che il 100% di un’azienda che vale 5.

- non si fanno più i business plan: per Feedbruner non sono stati fatti. Sono cose che servono per dire cosa ci sarebbe piaciuto fare, piuttosto che quello che si fa. Anche gli investor non li leggono più.

- cercate persone con ottime competenze per area di esperienza, ma non con competenze troppo specifiche

- le architetture aperte attaccano anche la concorrenza, che si trova a rivaleggiare non con un prodotto in scatola, ma con un’architettura estensibile.

- non raccontiamocela: per far partire una startup i soldi servono, eccome

Non si fa, non si fa! 4

E' il più surreale (se preferite demenziale) nella mia top ten di zooppa.
Il contest era davvero "sociale", sul global warming: vincitore unico di 3000 dollari donati poi a Greenpeace.

Questo video "alla John Titor" non vinse un bel niente, ma io lo adoro.
Anche perchè: l'autore è Gerardo, ma potrebbe essere stato benissimo realizzato da un mio caro amico, il geniale inventore della più bella e folle webzine mai comparsa sull'internèt italiano, Trascendentale, ora comprensibilmente e giustamente defunta (ma chissà, sempre pronta a rinascere dalle proprie ceneri).

Trascendentale è stata l'unica zine italiana di respiro veramente internazionale, anzi, spaziale.
Non a caso infatti, fu tra le prime a comprendere parecchi mesi fa le enormi potenzialità di zooppa e gli sconvolgimenti che questa avrebbe prodotto nel pacioso universo dell’advertsing e non solo.

La comprensione di Trasc fu aiutata da un corposo assegno girato brevi manu dal sottoscritto al geniale inventore di cui sopra.
Ma certi dettagli, si sa, non fanno Storia, né Leggenda.
Al massimo un po' di curiosità spicciola per i pochi lettori di questo blog.

Single hauz

Gli autori sono un duo di architetti polacchi dello studio Front Architets.
Il progetto si chiama Single Hauz e da lontano sembra un manifestone pubblicitario, da vicino invece è una vera e propria minicasa piazzabile praticamente ovunque.

Ovviamente, l'ampio frontale in legno si presta più che bene ad ospitare il billboard dello sponsor di turno, pronto a foraggiare - immagino - il single disposto a vivere in un posto così pericolosamente in bilico (si fa per dire) tra privato e pubblico.

Queste idee follemente creative mi piacciono molto.

venerdì 5 ottobre 2007

C1 Beech

Ieri sera si è chiuso il contest di Citroën C1 Deejay.
La cosa mi ha fatto tornare in mente una striscia di Gipi pubblicata sul penultimo numero di Internazionale.
Fulminante l'attacco in cui uno dei protagonisti del breve editoriale per immagini constata il fatto che oggi quasi tutti conosciamo i vari modelli di auto, o quantomeno le marche, ma chi sa più come è fatto un faggio, un larice o un carpino?
Dipendesse (solo) da me lancerei un bel contest a riguardo su zooppa: "Make a spot for a beech (larice. ndt) and send it to zooppa.com!".
Naturalmente gli spunti potrebbero essere infiniti.
E tutti egualmente disturbanti.
Chissà se qualche azienda sarebbe disposta a sponsorizzare un contest simile?

A proposito, domani Gipi sarà a Ferrara insieme a molte altre firme della ormai prestigiosissima rivista italiana.
Io purtroppo non potrò esserci.
Ma qualcuno che amo sarà lì al posto mio.

martedì 2 ottobre 2007

Non si fa, non si fa! 3

Gran video in concorso per Havaianas.
L'autore è il tedesco Copiavacui. Il titolo: "Colors like no other".
I momenti topici dello spot sono due: il sedere della ragazza che ondeggia al ritmo del lampeggiamento del semaforo. Il finale quando, il cieco paga salato la sua passione morbosa per le Havaianas (e chi le porta).