Visualizzazione post con etichetta Around me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Around me. Mostra tutti i post

domenica 26 giugno 2011

Il più bello spettacolo del mondo

Come diceva Charles Bukowsky, "le persone sono il più bello spettacolo del mondo. Ed è assolutamente gratuito".
Anche gli animali - anche in città - non sono male però.
E sono gratis pure quelli.




Sul davanzale del mio bagno un piccione maledetto ha fatto il nido.
Il mio animalismo politicamente corretto ha impedito che interrompessi il ciclo  naturale.
Questo mostro e tutto quel che c'è intorno è il risultato.
Anche Animali & Persone messe insieme non sono male come show.
Faccio qualche esempio.
Una quindicina di giorni fa, ho portato il mio cane Pepe Carvalho Paco Ignacio Taibo II detto semplicemente "Pepe", un incrocio tra cocker e golden retriever, alla tosatura estiva.
"Come lo facciamo?" mi ha chiesto la titolare di 'Graffi e impronte'.
"Bello corto".
"Ok, tipo Pincher allora!"
Io ho annuito convinto anche se, prima di questo post, non avevo la minima idea di cosa fosse un Pincher. Così a naso avrei pensato a una marca americana di trattori (invece è una razza canina).

Fatto sta che adesso Pepe, ormai quattordicenne, assomiglia parecchio a un cucciolo.
O almeno in tanti lo scambiano per tale.
Il carattere in effetti è rimasto inalterato da quando aveva sei mesi.
Gli anni e gli acciacchi non gli hanno donato nemmeno un briciolo di saggezza in più.
Il che non depone molto a favore del suo istruttore e capobranco che poi sarei io. Ma vabbé.

Comunque, da quando Pepe è un cucciolo quattordicenne, ci ferma un sacco di gente durante le sue passeggiatine liberatutto in giro per Modena.
L'altro giorno una ragazza in Vespa si è fermata in mezzo alla strada per ammirarlo.
"Che bello!!!" ha sospirato commossa.
Non ho fatto in tempo a replicare che era già ripartita.

Ieri un'anziana con un occhio bendato ci ha fermati cominciando ad esaltare la di lui bellezza (a me non mi fila mai nessuno).
Lui però, in quel preciso momento, ha pensato di scaricare una delle sue bombe da 5 etti a 30 centimetri dal di lei piede.
Si è messo in posa di lancio e ha sganciato.
Così, con quella nonchalance a cui noblesse oblige.
Io ho abbozzato, imbarazzatissimo.
La signora invece ha commentato perfino la di lui deiezione: "Che bella, si vede che sta bene! Lo vedo anche con un occhio solo!".
Giuro.

Cinquanta metri dopo incrociamo una signora con una vecchia cagna bolsa che arranca lungo la via.
I due (intesi come Pepe e la Bolsa) procedono alle solite presentazioni dei rispettivi didietro.
"Che bello! - ripete la solita solfa la signora - è un cucciolo?".
"No - replico io con una punta d'orgoglio - ha quattordici anni suonati!".
Gaffe terribile: la Bolsa ne ha solo 12 e sembra la madre di Pepe.
Del rapporto tra cane e padrone hanno già scritto in tanti (ricordo anche un racconto di Thomas Mann) e anche senza chissà quali approfondimenti ogni padrone sa che il proprio cane finisce per acquisire molto di lui.
Lo sapeva benissimo anche la signora. Che deve essersi sentita come un'anziana decaduta a cui un giovanotto insolente fa notare i segni del tempo.
La conversazione infatti finisce lì.

Dieci metri più in là incrociamo una coppia di cinquantenni evidentemente fanatici di cani.
Pepe, indifferente, sta annusando i lasciti di qualche collega passato di lì in precedenza.
"Che bello! - fa il signore (non sono molto originali le conversazioni sui cani) - di che razza è?".
Spiego, ragguagliandolo anche sull'età.
Lui cerca il dialogo (col cane, intendo), ma Pepe non se lo fila neanche di striscio.

Il tizio allora fa rivolto alla moglie: "Ehhhhh è logico che non mi presti attenzione. Sta annusando così intento perché di qui è appena passata una bimba (sic!)".
La "bimba" a cui si riferiva sarebbe la Bolsa di prima che ci precedeva di qualche metro.
Pepe cerca di effettuare un secondo lancio, ma è evidente che il tizio lo disturba.
Fortuna che dopo altre quattro parole biascicate in fretta (la delusione per uno come lui, così sensibile agli animali, è evidente) se ne va e Pepe può colpire in maniera chirurgica il bersaglio.

Casa è finalmente vicina e probabilmente non dovrò più sostenere, fino alla prossima uscita, alcuna conversazione sui cani.
Se volete parliamo di uccelli.

Pepe Carvalho Paco Ignacio Taibo II detto Pepe

lunedì 4 aprile 2011

Aistan e la centrale di pace di Caorso

26 ottobre 2010. Nel parlamentino regionale emiliano si discute di nucleare. Il leghista piacentino Stefano Cavalli presenta una risoluzione "per impegnare la Giunta ad attivarsi per dismettere definitivamente - nei tempi previsti - la centrale nucleare di Caorso".
Segue dibattito.
Al quale interviene anche il consigliere reggiano del PDL Fabio Filippi, naturalmente a favore dell'energia nucleare.
Contribuendo alla discussione rispolverando un bell'intervento "da guerra fredda" a supporto della sua tesi (in sostanza, per Filippi, Chernobyl fu un disastro comunista).
Ecco uno stralcio del suo intervento:

"Purtroppo qualcuno, perché vi sono sempre gli esseri malefici, ha pensato di utilizzare questa scoperta in modo dannoso, perché Chernobyl era una centrale atomica di guerra, non di pace. È come se io volessi andare in autostrada con un carro armato, ci posso andare, ma appena esco dall'autostrada non riesco a transitare da nessuna parte. La centrale di Chernobyl era una centrale nucleare di guerra, russi, sbagliando, l'hanno voluta trasformare in una centrale di pace ed è successo quello che tutti sappiamo, ma sono passati trent'anni. Io che non sono un incosciente, nell'86 ero da poco sposato e avevo la mia bimba piccola, si diceva che il nucleare colpisce soprattutto i bambini piccoli, quindi dovevo andare al referendum, ma io ho votato secondo coscienza e guardando avanti, non come i grillini che guardano alle prossime elezioni perché loro devono prendere dei voti, io non ho problemi, io sono qui, posso non esserci la prossima legislatura, i cittadini facciano quello che vogliono, io esprimo il mio giudizio obiettivo, guardo avanti".

A qualcuno è venuto in mente di fare dell'intervento di Filippi un rap.
Nel nome della scienza, naturalmente.



giovedì 18 marzo 2010

Il senso civico dell'arachide

Vado sempre a far la spesa nella coop più vicina a casa mia, all'imbocco di via Canaletto sud.
Un posto che più che un supermercato sembra un porto di bucanieri per la gente che gira da quelle parti.
Come dire: il posto giusto per l'uomo giusto.

Ogni volta o quasi, mi piace prendere un'arachide dal cestone dove sono esposte (non una manciata, non cinque, non due: una!) e mangiarmela lì per lì.
Così, per sfizio. Per sentire se è fresca o secca. Perchè la coop sei tu, quindi anch'io, e con tutti i soldi che le ho dato in una vita, una piccola arachide me la posso gustare lì, a sbafo nel mio supermercato.

Tra l'altro in questo periodo, per problemi alla schiena che - alla faccia della mia privacy - ho reso noti in tutto il web, giro pure con le stampelle.
Sono un portatore di handicap (e indulgenza) vero e proprio.

Per farla breve: finito il tour da 120 (centoventi) euro di acquisti esco a fumarmi una sigaretta mentre mia moglie fa la fila e paga.
Da dietro la vetrina la vedo confabulare con la cassiera e l'addetto alla sicurezza.

Sono stato segnalato alle casse da una signora.
"C'è uno che si è mangiato un'arachide"
"Uno chi?"
"Quello lì - indica oltre il vetro - quello con le stampelle".
La cassiera è una che la sa lunga: "Eh, ma non è mica la prima volta. E' già stato notato in passato".

Mia moglie, incolpevole e sotto mentite spoglie sino ad allora, finalmente interviene cercando di metterci una pezza: "Veramente sarebbe mio marito. Scusatelo, ma sta male (cazzo c'entra con il furto dell'arachide, ma vabbé...), vedete: c'ha le stampelle" (solo dopo un po' colgo lo spessore dell'intervento: brava! cerchiamo subito di indurre ad indulgenza per l'invalido).
Infatti, l'addetto alla sicurezza lascia correre e mi permette di fumare ignaro e in pace mentre dentro si sparla di me, "il tizio" occasionalmente "con le stampelle", meglio noto come il ladro d'arachidi.

Morale: una stampella fortunella anche per la signora che mi ha "segnalato". Finché questo paese sarà permeato da un simile senso civico, toccherà a tutti rigar dritto: anche ai ladri di arachidi come me.

domenica 25 ottobre 2009

La sicurezza degli oggetti

L'uomo che vedete qui sotto ritratto (morto da qualche anno) ha trasformato la sua nevrosi in una specie di incredibile opera d'arte (contemporanea).



Per anni, Ettore Guatelli ha raccolto migliaia di oggetti per lo più appartenenti alla civiltà contadina appendendoli alle pareti di casa sua, nel tantativo - ossessivo appunto - di conservarne la memoria.

Il risultato è qualcosa che ha davvero poco a che fare con la classica raccolta di oggetti rurali.
Da qualche anno, la raccolta Guatelli è diventato un museo che racconta meravigliosamente bene il delirio di quest'uomo: assolutamente da vedere.

Il bosco delle cose, così si chiama, si trova in un paese in provincia di Parma, Ozzano Taro.






martedì 12 maggio 2009

Quei piloti fenomenali

Sulla Provinciale tra Carpi e Modena, scopro che è proprio vero che questa è la terra dei motori (e dei piloti) fenomenali.

Deve essere dura viaggiare in questa posizione per una ventina di km.
Ci vuole passione vera.
Per la velocità.

giovedì 26 marzo 2009