martedì 21 dicembre 2010

domenica 19 dicembre 2010

Il torpore della vittima

Venti giorni che faccio il pendolare trenitaliano tra Modena e Bologna e ho già avuto il culo di vivere sulla mia pelle tutto il campionario di riti iniziatici da inserire nel cv di ogni pendolare che si rispetti: treni in ritardo, treni cancellati, treni come carri bestiame, treni lerci (solo dopo essermi alzato, mi sono accorto di un'unghiona - forse di piede? - infilata nel sedile che solo per un caso non mi si è piantata nel didietro), treni deviati su altra linea (Modena salta), treni con le porte rotte per cui passa-al-vagone-successivo, e via così, ad alta velocità.

Me ne sono lamentato con Stefano - ormai pendolare di lungo corso e perciò avvezzo ad ogni intemperie - che mi ha risposto citando la risposta che diede a sue analoghe rimostranze Michele Smargiassi, anch'egli pendolare (e giornalista di Repubblica).
Questa: "Tranquillo, nel pendolare, dopo l'inutile incazzatura iniziale tipica del neofita, subentra il torpore della vittima".

L'aneddoto mi è tornato in mente guardando queste immagini di Michael Wolf  scattate nella metro di Tokyo e pubblicate da Il Post ieri.
Titolo della serie: Tokyo compression.

"Fatti non foste a viver come bruti".
Vero, all'epoca però, i pendolari non esistevano.


sabato 18 dicembre 2010

Io, Pigi e i problemi degli italiani

Tra le centinaia di commenti che ho letto in giro per il web in relazione alla bella intervista rilasciata da Bersani su Repubblica di oggi (in sintesi: niente più primarie di coalizione - per le quali Naichi Vendola ha già lanciato la propria candidatura - per aver le mani libere e fare un'alleanza con Fini, Casini, Rutelli, Lombardo, ecc. ecc.), questo mi pare decisamente il più efficace: "Bersani non ha mica avuto le palle di dir questa puttanata durante la manifestazione dell'11...".

Ai tanti commenti decisamente critici anche sul sito del PD, Pigi ha risposto così: "#43 Pier Luigi Bersani, 17/12/2010 Grazie a tutti quelli che stanno commentando l'intervista. Noi proponiamo una piattaforma a tutte le opposizioni. Sono affezionato alle primarie ma i problemi italiani vengono prima" (la segnalazione l'ho ripresa da Civati).

Secondo me, Pigi un po' mente: alle primarie non c'è mica tanto affezionato come dice.
Forse perché non è che i candidati ufficiali del partito vincano tanto spesso.
O forse perchè - davvero - i problemi italiani vengono prima.
E visto che, fino a prova contraria, anche D'Alema è italiano, giusto aiutarlo a risolvere certi problemi.

Personalmente, condivido l'opinione del senatore Marino.
Uno che però, forse, non è abbastanza italiano.
Almeno non quanto Max.

Autore di un dio minore

Cinemaitaliano pubblica l'elenco dei docu-film (e relativi trailer) selezionati per il Doc In Tour Festival 2011.
Tra questi, come noto, anche Occupiamo l'Emilia.
Opera (si può dir così?) dalla quale però, nella pagina cinemitaliana, sono stato eliminato come autore.

Dai, non si fa: è come togliere Milito dall'attacco dell'Inter.
Non si fa!
Secondo me, quegli altri due, senza il sottoscritto in campo, il Doc In Tour non lo vincono.

martedì 30 novembre 2010

Volevamo i capelli lunghi di Monicelli

Anteprima della prossima produzione delle Officine Tolau: il racconto del film che Mario Monicelli non poté mai realizzare. Un soggetto della seconda metà degli anni sessanta scritto dal maestro della commedia all'italiana poi diventato un fumetto illustrato da un grande autore: Massimo Bonfatti. E un libro, scritto dal giornalista Franco Giubilei, che racconta la storia di questo film mancato, e delle immagini a fumetti che gli hanno dato comunque vita.

domenica 28 novembre 2010

Ritratti modenesi. Niranjana Fidelis

Interviste con la (piccola) storia. Ritratti sentimentali di persone e personaggi per raccontare una città che cambia, nella sua geografia e nella sua gente.

sabato 27 novembre 2010

Massimo Bonfatti, intervista sul fumetto

Questo video non avrebbe dovuto esser realizzato. Ma, una volta conclusa un'intervista per un altro progetto a Massimo Bonfatti (Bonfa), uno dei maestri del fumetto umoristico italiano, la telecamera è rimasta accesa. Ne è risultata una chiacchierata sulla sua arte, sul fumetto e tante altre sturiellet.


domenica 21 novembre 2010

Meg Maynard Keynes

1) Ieri sera mi son guardato un brutto film con una Meg Ryan parecchio rifatta che adesso ha questa faccia qui e sembra una tizia che abita qui vicino e ha una grande Mercedes e che l'altro giorno facendo la retro quasi mi prendeva sotto non perché "donna al volante guaio galoppante" e non mi ha visto, ma perchè siccome c'ha la Mercedes e due zigomi che sembrano due tette siliconate si può tranquillamente prendere il lusso di fare la retro guardando solo un po' e magari chiacchierando nel frattempo al cellulare.

2) Ho finito un gran bel saggio di Edmondo Berselli, "Sinistrati - Storia sentimentale di una catastrofe politica" di cui voglio riportare un breve passo.

In sintesi prima di arrivare al dunque: nel 1926 i migliori economisti del mondo si trovano a Cambridge e dopo tanto discutere arrivano alla conclusione che per curare la disoccupazione bisognerebbe abbassare i salari.

Fu a quel punto che prese la parola John Maynard Keynes, e i presenti sprofondarono in un silenzio religioso. "Ottimo lavoro" disse. "Mi compiaccio con tutti voi". Si guardò intorno con aria ironica: "Anzi, io approfondirei lo schema, lo dilaterei. E trarrei le dovute conseguenze. Perchè, vedete, se noi riusciamo non semplicemente a ridurre, bensì a portare a zero i salari, la disoccupazione scompare, nel senso che tutti hanno interesse ad impiegare una manodopera che non costa nulla".

I professori di Cambridge lo fissarono ammirati, ma Keynes li gelò: "Però c'è un problema". Gli altri si guardarono con una muta domanda stampata sui volti: perché dovrebbe esserci un problema in una soluzione tanto elegante? "Il problema è che, senza soldi in tasca ai lavoratori, crolla la domanda aggregata". Il corpo docente spalancò gli occhi per la meraviglia. E' vero commentarono alcuni sottovoce, senza soldi l'economia si inceppa. Non ci avevamo pensato
. (pag. 183)

giovedì 18 novembre 2010

La Svizzera secondo gli svizzeri

Questa merita proprio di essere menzionata.

Foto 1: secondo la campagna dell'Svp (Partito Popolare), ecco come sarebbe la Svizzera per soli svizzeri: bei culi immersi in bell'ordine nelle acque azzurre, acque chiare, del lago di Zurigo.
Nella foto 2 invece, cosa succede alla bella patria del cioccolato (e delle belle chiappe, evidentemente) in seguito all'immigrazione: cicche e cagnara in un bel grumo informe di vecchie racchie velate (con l'acqua che, più che ricordare un lago alpino, sembra quella del Gange durante la festa di Kumbh Mela).



Questo sì che è parlar chiaro.

Fonte: Repubblica.

martedì 16 novembre 2010

Di professione precaria

Se ne parla parecchio in rete (meno, al solito, sui giornali, sia su carta che web, dove il precariato nel mondo del giornalismo è argomento tabù) e anch'io voglio dire la mia.


Paola Caruso, collaboratrice precaria da sette anni al Corriere della Sera (prima come free-lance, poi con un contratto Co.co.co), ha iniziato da quattro giorni uno sciopero della fame per protestare contro la sua condizione di "precaria a vita".

Il casus belli che ha spinto Paola ha iniziare oggi (e non tre, o due, o un anno fa) questa forma di protesta estrema, sarebbe stata l'assunzione (a tempo determinato) al Corriere di un "pivello della scuola di giornalismo" (sic) al posto suo o di altri precari (immagino in buon numero) che gravitano da più o meno tempo intorno al Corriere.

Circostanza - quella dell'assunzione del giovinetto - che il Direttore del Corsera Ferruccio De Bortoli nega.

Ma al di là dello specifico, quel che importa nella protesta di Paola è l'attenzione che pone al problema delle collaborazioni nel mondo dell'editoria.
Roba tosta: nel precariato imperante in (quasi) qualunque settore professionale, il giornalismo è tra quelli più ferocemente sottoposti a una deregulation selvaggia, con punte di sfruttamento davvero da urlo.
E soprattutto, senza alcuna prospettiva futura per i tanti che vi gravitano intorno, per amore o per forza.
Parlo in generale ovviamente, non conosco la situazione specifica del Corriere.

E' chiaro quindi che qualcosa dovrebbe essere fatto.
Qualcosa dovrebbe cambiare.
Ma dubito che l'alternativa possibile a questo degrado in stato di decomposizione avanzata, sia quella a cui mira Paola: l'agognata assunzione.

Anche se è vero che non tutti i gruppi editoriali versano in situazione di crisi, è facile prevedere per il giornalismo e l'editoria così come sono concepiti oggi, un bel "no time, no future".

La carta, dopo secoli di onorato servizio, sta per andare in pensione e anche nel web (e sue applicazioni), per l'informazione cosiddetta mainstream, i nodi sono ancora tutti da sciogliere: se non altro perché la rete, nella stragrande maggioranza dei casi, è ancora lontana dal garantire utili degni di questo nome a chi produce informazione esclusivamente online.
E' chiaro che anche qui qualcosa si dovrà inventare ma, nel frattempo, grande è la confusione sotto il cielo.

In attesa che il dio dei giornalisti offra alla categoria su un piatto (non necessariamente d'argento) qualche soluzione digeribile, fossi nel sindacato, fossi nell'ordine, più che puntare a far salire sul Titanic gli ultimi fortunelli (sai che "culo" Di Caprio a vincere quel biglietto), cercherei intanto di aumentare i diritti dei collaboratori, ad esempio puntando ad imporre agli editori (tutti, ma proprio tutti) tariffe minime reali, e non fantasiose tabelle che, personalmente, non ho mai visto applicare una volta che sia una (a parte il fatto che son ferme dal 2007 in seguito a richiesta di rimozione dell'Antitrust. Pure questa...).

Anche se ha la febbre alta (non solo per i motivi brevemente elencati in questo post) il giornalismo, come molte altre attività professionali, non è certo destinato all'estinzione: qualcuno dei contenuti dovrà pur sempre produrli.
Ma certo deve reinventarsi in forme nuove.
Gli editori di sicuro.
Ma anche i giornalisti.

Come singolo (difficile prescindere da una società come la nostra ormai del tutto frammentata e marcatamente individualista, perfino in quei "residui collettivi" che sono sindacati e similia) non posso certo cambiare le sorti dell'editoria italiana.
Ma posso provare a cambiare la mia.
E sulla scia di questo, trascinare/aggregare/aggiungere (forse) anche altri.
E' un po' quel che sta facendo Paola, alla quale va riconosciuta la dignità di un tentativo disperato (che spero comunque abbandoni al più presto cercando altri modi per proseguire la propria lotta), pur rispetto ad una partita che, dal mio punto di vista, destina comunque alla sconfitta.

AGGIORNAMENTO del 17/11

Oggi Paola ha concluso la sua protesta (in questa forma).

As-salām ‘alaykum, Abdullah

Ieri pomeriggio ho ricevuto una telefonata da un vecchio amico che non sentivo da un po'.

Ci siamo conosciuti qualche anno fa.
A quattro mani con Martino Pinna, scrissi un suo ritratto per il settimanale vicentino VicenzaAbc, diretto da Matteo Rinaldi (il pezzo si può trovare qui, a pagina 6).

Lui, Domenico, il Buffa, non apprezzò moltissimo, accusandoci di aver ricamato un po' troppo sulle sue parole.
Di esserci fatti prendere la mano dall'affabulatore e dal cantastorie.
Fino a trasformarlo nel protagonista di una storia più nostra che sua.
Una allegra querelle finita come doveva finire: a far da prima prima pietra a un rapporto di stima e amicizia inalterato nel tempo.

Ieri, Domenico mi ha telefonato per comunicarmi che tra nome e cognome, ci ha infilato anche un secondo nome, da convertito all'Islam: Abdullah.
Immagino che adesso, perché si volti chiamandolo, bisogna pronunciare il suo nome per intero: Domenico Abdullah Buffarini.

Al telefono mi ha spiegato che "la conversione avviene perché così vuole Allah il Grande" e qualche altro accenno, pescato nel suo personale (e profondissimo) pozzo di cultura, sulla religione di cui più si parla a sproposito in Italia e non solo.

Andrò a trovarlo a Vicenza, dove ancora vive, per capirne di più. Anche se ho seri dubbi che Allah mi scelga, perfino dopo aver ascoltato con attenzione le parole di quel gran narratore di Abdullah, ultimo tra i suoi figli.

Quel che è certo è che Domenico ha trovato nuovo terreno per combattere la sua personale guerra contro l'ignoranza e l'ingiustizia, cosa che ha sempre fatto ben prima che l'Islam lo accogliesse.
Dal suo blog - In difesa dell'Islam - il vecchio barricadero si scaglia con parole tonitruanti contro quella che ritiene essere la totale disinformatia che ammanta l'argomento.

Non fatico a credergli, solo considerando la mia abissale ignoranza in materia.
Anche se, a parziale giustificazione, potrei citare Gandhi, secondo il quale, proprio perché esiste uno solo Dio, è cosa buona e giusta che ognuno lo veneri secondo le tradizioni e la cultura di cui fa parte.
Chissà che ne pensa Abdullah, che da sempre cerca altrove spazi per le proprie visioni.

Domenico mi ha pure detto che probabilmente, dopo tanti anni e tante battaglie, lascerà Vicenza. E mi dispiace. Perché penso che a rimetterci di un simile distacco sia più quella città che lui.

Ma, Insciallah, sia come Dio vuole.

Al vecchio leone, auguro di vincere almeno qualcuna delle sue battaglie prossime venture.

Ma soprattutto, spero che tra le tante frescacce che sentiamo quotidianamente sui musulmani, almeno una sia vera: la famosa storia delle settanta (o quaranta?) vergini che aspettano con pazienza ogni buon musulmano in paradiso.
Secondo alcune varianti sufi, tutte rigorosamente armate di una morbidissima piuma di pavone, per il buon uso del nuovo inquilino del Janna.
Ma forse, quest'ultima, è solo una mia invenzione.
Che lui mi contesterà per i prossimi trenta o quarant'anni.

As-salām ‘alaykum, Domenico Abdullah Buffarini.

lunedì 15 novembre 2010

A furor di popolo - il Trailer

Dopo "Occupiamo l'Emilia", il trailer del secondo docufilm delle Officine Tolau "A furor di popolo" - dedicato al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo - commissionato da Pippo Civati per conto del Partito Democratico.

Ko

Un'immagine di Edoardo Baraldi

Ugòl Crom, the real commercial

Allora non ebbi il coraggio di presentarlo a un concorso per pubblicizzare il (quasi) neo-nato browser di Google, Chrome.

A riguardarlo oggi invece mi fa parecchio ridere.

Il video è stato realizzato un anno e mezzo fa con un paio di amici.

venerdì 12 novembre 2010

Il posto delle idee a Sestola

Sestola, 29 e 30 ottobre. Per due giorni la politica si confronta, e soprattutto ascolta, parole che arrivano dalla cultura, dalla finanza, dal giornalismo, dall'economia. Aprendosi a suggestioni che provengono dallo sport, dal cinema.



martedì 26 ottobre 2010

Il vitalizio non si tocca

Chissà perché non se ne parla quasi.
A parte i blog (e poco altro).

La notizia è questa: Il deputato Idv Antonio Borghesi il 21 settembre 2010 ha presentato alla Camera un Odg per l’abolizione dei vitalizi dei Deputati. La proposta è stata bocciata con 498 voti contrati e 22 favorevoli (solo Idv).
Qualche stralcio dell'intervento di Borghesi (visionabile integralmente nel video qui sotto):

"Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio (...)"


mercoledì 20 ottobre 2010

E sempre allegri bisogna stare, che Natale è alle porte

Leggo questo post di Franco "Bifo" Berardi sul totale scollamento tra la realtà di certi padroni del vapore tipo l'AD Fiat Marchionne e quella in cui vivono le persone "normali" che abitano quella parte del pianeta che si chiama Europa (e non solo), e subito dopo mi cade l'occhio su questo articolo in cui si spiega che, nonostante gli straordinari risultati trimestrali della Apple di Steve Jobs (in tre soli mesi, un fatturato pari a quello di Google - mica il lattaio dietro l'angolo - in un anno intero), il titolo perde perché "la società di Cupertino ha venduto solo 4,2 milioni di iPad in sette mesi, mentre gli analisti si aspettavano fosse già stata raggiunta quota 5 milioni".

Un esempio fantastico di come funzionano le cose tra finanza ed economia reale, tra chi in questo sistema guadagna fantatrilioni di cartamoneta varia e i milioni (così poco fanta) di persone che si sbattono ogni giorno per mandare avanti un Paese qualsiasi come l'Italia, mentre vengono quotidianamente vessate da sempre nuove invenzioni "per rendere più dinamico e flessibile il loro operato" e cazziate perché non consumano abbastanza, facendo perdere in borsa Apple & Company.

Poche balle: per far felice Jobs, Wall Street e magari anche Marchionne, mancano all'appello 800 mila IPad da acquistare.
Prendere nota, please, che Natale è alle porte.


E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam



sabato 16 ottobre 2010

Giusto gli svizzeri

Leggo che è caduto "l'ultimo diaframma del Tunnel ferroviario di Base del Gottardo, la galleria più lunga del mondo con i suoi 57 chilometri. Operativo - secondo previsioni - dal 2017 (ma gli svizzeri sono arrivati 6 mesi in anticipo al momento del completamento del foro, per cui si pensa che possa funzionare già dal 2016), il tunnel accorcerà di oltre un'ora la distanza da Milano a Zurigo (si viaggerà in 2h e 40 minuti). I treni viaggeranno a 250 all'ora".

Ecco, giusto gli svizzeri possono riuscire a consegnare qualcosa "6 mesi prima".
A me, in Italia, viene in mente solo "10 anni dopo".

mercoledì 13 ottobre 2010

Un solo errore

Il trailer del documentario "Un solo errore - Bologna, 2 agosto 1980", per la regia di Matteo Pasi, produzione dell'Associazione Pereira e Arcoiris Tv, con la collaborazione dei Modena City Ramblers. Il film sarà presentato il 21 ottobre alla Festa della storia, un evento organizzato dall'università di Bologna.

Il documentario sulla tragedia del 2 agosto 1980 dimostra come, fra gran parte dei giovani bolognesi, regni l'ignoranza su quello che successe quel giorno e di chi fu la colpa. Per più della metà degli intervistati l'esplosione fu causata dalle Brigate Rosse.

Nel trailer compaiono nell'ordine:
- LIDIA SECCI (vedova del primo presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime Torquato Secci)
- TONINO BRACCIA (superstite della strage del 2 agosto)
- Studenti delle scuole superiori di Bologna
- LICIO GELLI (ex capo della Loggia Propaganda P2, condannato con sentenza definitiva per depistaggio al processo sulla strage di Bologna)
- ROBERTO SCARDOVA (giornalista Rai esperto in materia)
- PAOLO BOLOGNESI (presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime)

martedì 12 ottobre 2010

Lezioni di giornalismo


Il 16 settembre Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), dopo la pubblicazione di un editoriale del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, dal titolo: "Gli italiani vogliono la verità su Fini. Con buona pace della Marcegaglia...", chiama il vicedirettore del Giornale Nicola Porro che poco prima aveva inviato allo stesso Arpisella il seguente sms: "Domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia".

giovedì 7 ottobre 2010

Niente carta solo wéb, alla lettera quarantatré

Rigorosamente nei modi segnalati dal titolo di questo post (niente versione "Guttemberg", sei secoli dopo, al massimo "buona per incartarci il pesce il giorno dopo"), oggi al varo Lettera43, quotidiano online diretto dall'ex direttore di Panorama Economy, il vicentino Paolo Madron.

Un dailynews generalista che si propone di sfidare le più affermate testate italiane (si sa quali sono, non serve ripetere) sullo stesso terreno, spostando però ancora un po' più in là l'asticella specifica di quel medium che è il web.

Lo spiega lo stesso Madron nel suo editoriale d'apertura: "Lettera43 non sarà un blog, nemmeno in certe sue versioni allargate, ma un vero e proprio quotidiano completamente gratuito. Anzi, un quotidiano settimanale, che coniugherà in simultanea la notizia e il suo approfondimento. Intenzionato a sfruttare appieno le peculiarità del mezzo, lo farà in modo multimediale, sconvolgendo la tradizionale gerarchia che assegna il primato dell'informazione alla parola scritta, convinti come siamo (e qui qualcuno potrà dispiacersene) che il guardare stia sopravanzando il leggere, il consumo veloce la più meditata attenzione".

Anche se, continua Madron, "essere veloci e multimediali non significa naturalmente essere superficiali, ma solo tenere conto di un radicale cambiamento nell'attitudine del lettore al quale, proprio per questo, Lettera43 offre una doppia modalità di fruizione, dandogli la libertà di scegliere per tutti gli articoli tra una versione breve e una estesa. Che sia lui, in base al suo tempo e ai suoi interessi, a decidere quale privilegiare".

L'idea prende avvio un anno e mezzo fa e, sicuramente, comincia sotto i migliori auspici, almeno a quantità di risorse raccolte per dar vita all'avventura: tre milioni di euro, secondo Affari Italiani, che certo permetteranno alla nuova iniziativa di svilupparsi senza patemi d'animo, almeno nella fase iniziale.

Bei segnali, dal mio punto di vista.
Con tanti auguri a Paolo Madron e alla sua giovane redazione (anche se magari qualche vecchio/giovane sicuramente non ci starebbe poi così male in mezzo a tanta gioventù. O no, Paolo?).

domenica 3 ottobre 2010

Tu quoque, Beppe!

Chiariamo subito che quel che segue non cambia nulla della sostanza politica della proposta di Grillo e del suo movimento, ma certo gli toglie un bel po' di romanticismo, che per un rivoluzionario - novello Robespierre - che vuole semplicemente fare piazza pulita e abbattere l'ancien regime ("sono tutti morti"), non è questione solo di contorno ma, di nuovo, di sostanza.

Ogni utopia ha la sua terra promessa da raggiungere. E soprattutto ha bisogno di tanti fedeli che salgano sulla stessa nave disposti ad attraversare il Mar Rosso per trasformare in un sogno collettivo ciò che, preso individualmente, sarebbe solo il delirio di un pazzo.
E Grillo di fedeli ne ha tanti. Anche se - almeno secondo Andrea Fabozzi su Il Manifesto, un tantinello litigiosi. Ma ci sta: un movimento allo stato nascente raccoglie un magma di aspirazioni, intenzioni, opinioni che, man mano che convergono nella forma (più o meno) definitiva del progetto, possono confliggere tra loro e, spesso, perdersi per strada.

Quel che invece lascia un po' più perplessi e toglie quel di più d'incanto che il Movimento 5 stelle riesce a trasmettere ai suoi simpatizzanti, è che la rivoluzionaria democrazia diretta che Grillo promette in sostituzione di quella rappresentativa che governa qualsiasi Paese sedicente democratico, quel libero muoversi e libero opinare in libera rete - cardini del movimento  ha alle spalle spin doctors, web markettari raffinatissimi, mica da ridere. Che, almeno secondo quanto scrive Pietro Orsatti su Micromega, più che neutri osservatori del libero traffico, lo dirigono un bel po'. Come qualsiasi altro Grande Fratello.

Contraddizioni (?!?) che ricordano i frequenti ondeggiamenti di altri rivoluzionari decisamente più globali come i due boys di Google, Brin e Page, che mentre promettono di regalare libertà al mondo intero, nel frattempo (indubbiamente per loro bravura) ne controllano e influenzano una fetta enorme.

Perciò Beppe, "Don't be evil".
E speriamo basti.

Dite qualcosa di sinistra!

mercoledì 22 settembre 2010

Not in my backyard

L'ormai celebre immagine che ha fatto il giro del mondo sulla tragedia delle inondazioni in Pakistan.

OktoberFest

Il tradizionale appuntamento bavarese dell'Oktoberfest, raccontato per immagini su The Big Pictures.





La contesa della griglia


Un nuovo servizio, tutto da ascoltare, del grande giornalista Angelo Ruoppolo su Teleacras Agrigento del 17 agosto scorso.

Ecco il testo completo: "Al tempo dell' "Orlando furioso" di Ludovico Ariosto, la contesa tra i due paladini di Francia a servizio di Carlo Magno, Orlando e Rinaldo, e' stata la dama Angelica. Al tempo della "Cavalleria rusticana" di Giovanni Verga, la contesa tra Turiddu Macca e Compare Alfio e' stata Lola. Al tempo del Ferragosto 2010, a Licata (probabilmente un luogo immaginario non troppo distante da Vigata. ndr), la contesa tra Ivan Brancato ed Angelo Triglia e' stata la griglia per arrostire la carne. Licata, via Palma, zona popolare della citta'. Tra due gruppi familiari che abitano nella stessa palazzina si scatena uno scontro per il possesso di una griglia. Un barbecue incandescente ha innescato la scintilla della rabbia e della violenza, che avrebbe armato la mano di Angelo Triglia, 23 anni. Un coltello in pugno, ed una coltellata al petto di Ivan Brancato, 25 anni. Un polmone e' perforato. Una pozza di sangue. Il rocambolesco soccorso in Ospedale, al '' San Giacomo d'Altopasso ''. Poi il turbolento ricovero al ''Civico'' di Palermo, dove Brancato versa in gravi condizioni, al reparto '' Rianimazione''. La prognosi sulla vita e' riservata. L'intervento dei Carabinieri della locale Compagnia, capitanati da Massimo Amato. Angelo Triglia e' arrestato, e' recluso in carcere, al '' Petrusa '' di Agrigento, e rispondera' di tentato omicidio. Altri 7, tra i piu' facinorosi ed accaniti rissanti, sono denunciati a piede libero per rissa. Ferragosto sanguigno e sanguinolento a Licata, una griglia galeotta ed un coltello attentatore, calci e pugni, impeto e paura, letti di ospedale e manette squillanti".

Le mappe dei luoghi comuni, paese per paese

Veramente belle le mappe dei luoghi comuni secondo il designer bulgaro Yanko Tsvetkov.


Europe According to Gay Men
Europe According to Gay Men


Where I Live
Where I live


Europe According to Italy
Europe according to Italy


Europe According to France
Europe according to France


Europe According to Britain
Europe according to Britain


Europe According to Germany
Europe according to Germany


Europe According to the United States of America
Europe According to the United States of America




domenica 19 settembre 2010

Prime reazioni a "Occupiamo l'Emilia"

In attesa della pubblicazione del film inchiesta "Occupiamo l'Emilia" realizzato da Paolo Tomassone e Stefano Aurighi insieme al sottoscritto, registriamo le prime reazioni da parte di chi l'ha visto in anteprima.





sabato 18 settembre 2010

L'altra "Italia"



Adro (Brescia), 18 settembre - Durante la protesta dell'opposizione e della società civile contro l'utilizzo del Sole delle Alpi nella nuova scuola pubblica di Adro intitolata a Gianfranco Miglio scoppia un dibattito tra manifestanti e alcuni cittadini, che prendono le difese del sindaco Lancini. La loro tesi? "Adro non è Italia".

mercoledì 15 settembre 2010

Diario dei maledetti formidabili 18 anni


Raramente parlo di cose di cui leggo su Corriere o Repubblica, ma questa volta, lo faccio più che volentieri dopo aver letto questa recensione di Paolo Mereghetti su "Vedozero", il film montato (più che girato) da Andrea Caccia insieme a una settantina di diciottenni che per sei mesi hanno ripreso coi telefonino pezzi delle loro vite.
Da vedere. Di sicuro.

Mi propongo per una replica

Confesso di essermi un po' commosso.
Non era mai capitato che qualcuno mi scrivesse un così bel ritratto in vita (in morte, non so ancora).
Perciò ora sono in debito e mi tocca ringraziare: grazie Matteo, sei veramente una testadica**o!
Affettuosamente, sia chiaro!
;-)


lunedì 13 settembre 2010

Storia di una Moschea Errante

Veramente bello il mediometraggio (30' circa) realizzato nel 2008 dal Gruppo Controluce.
La storia ricostruisce l'epopea dei musulmani di Treviso che da 15 anni cercano di avere un posto in cui pregare. Un breve documentario che interroga tutti - certamente non solo i trevigiani - su come trovare i modi per una convivenza possibile in una società che sta cambiando.


domenica 12 settembre 2010

Per l'amor, només per l'amor



Ogni giorno, Joahn Puig compie 50 giri intorno al Camp Nou, lo stadio del Barcellona, sulla sua vecchia 2CV. Si è convinto che questo gesto un tantinello ossessivo abbia una funzione scaramantica e aiuti il Barça a raggiungere grandi risultati.
Questo l'incipit del film "Johan Primero", dell'olandese Johan Kramer, "una favola moderna sull'amore, i chupa chups, padri e figli, sigari, cortados e pecore che cadono dal cielo".

venerdì 10 settembre 2010

La sorpresa di un giornalista che fa il suo mestiere

Il telegiornale di Enrico Mentana, appena partito, supera il 10 per cento di share. Un record per La7. “Ciclone Mentana su Rai e Mediaset”, scrivono i giornali. Il suo segreto? Raccontare i fatti. Né più né meno. Dare le notizie. Senza nasconderle, come fanno invece gli altri telegiornali. Il giornalista che dà le notizie è come un elettricista che avvita la lampadina o una maestra che fa l’appello. Ma nell’Italia di oggi perfino l’ovvio è diventato rivoluzionario. E si è trasformato in una grande opportunità: perché per avere successo basta fare bene il proprio mestiere. E tutti i giornali ne parlano.

Giovanni De Mauro

(Fonte: Internazionale)

giovedì 9 settembre 2010

Impara ad anticipare

La campagna pubblicitaria del Courrier International (il gemello francese di Internazionale, a cui devo questa segnalazione) lanciata in occasione del cambio di grafica del settimanale, sta suscitando parecchie polemiche.

Gli americani che, a periodi, non amano molto quei mangiarane d'Oltralpe, si sono un po' arrabbiati: "Imparare ad anticipare? Solo due parole per i francesi: linea Maginot".



martedì 7 settembre 2010

Life in Hunza



This silent educational film (1937) shows rural life in the mountainous valley near Gilgit - now in the Northern Areas of Pakistan. There is footage of fertility rites performed by the Mir and scenes of the daily life of the locals; this includes the production of apricot wine which is lovingly called 'Hunza water'. (Mansur Quraishi)

You can watch almost 2000 other complete films and TV programmes from the BFI National Archive free of charge at the BFI Mediatheques, now in London, Cambridge, Derby, Newcastle and Wrexham -

domenica 5 settembre 2010

Rendita di posizione

In una intervista pubblicata sul Secolo di oggi e ripresa da Farefuturo, Michele Serra ricorda qualcosa che un po' in troppi si tende a dimenticare: la forza della Lega Nord (argomento di mio grande interesse in questo periodo, per ovvi motivi) risiede anche (se non soprattutto) nella sua straordinaria capacità di sfruttare la rendita di posizione.
E' così da anni. Non è sempre stato così. Non sempre lo sarà.

Quando tra il boom e il beat, Modena fece la sua parte

Il 17 settembre 2010, presso l'ex ospedale Sant'Agostino, il Fotomuseo Giuseppe Panini inaugura Anni '60 Modena e l'Italia del boom, oltre 100 foto degli anni Sessanta: scatti che riflettono una stagione cruciale della storia d'Italia; un decennio che fra tutti è forse il più presente nell'immaginario collettivo per la densità degli eventi.

La mostra intende offrire uno spaccato della Modena negli anni Sessanta, caratterizzata prima di tutto dal boom economico, sempre più diffuso grazie all'aumento dell'industrializzazione, che significa occupazione e conseguente benessere alla portata di tutti. Elettrodomestici, automobili, televisioni, giradischi e libri tascabili, entrano definitivamente nelle case degli italiani e modificano gli stili di vita. È l'Italia che si sposta sulla nuova Autostrada del Sole, dei grandi esodi estivi e che davanti alla TV segue i fatti più tragici ed euforici del periodo, come l'uccisione di J. F. Kennedy e lo sbarco dell'uomo sulla Luna, che Modena vive da protagonista e in maniera partecipativa.

Le fotografie esposte parlano di tutto questo, così come della nuova immagine che negli anni 60 si ritagliano i giovani, che diffondono la nuova moda, la musica beat (di cui la città emiliana è stata capitale grazie alla presenza di gruppi come i Nomadi e l'Equipe 84), fino alla volontà estrema di rompere col sistema anche attraverso il viaggio verso l'oriente. Sono sempre i giovani che organizzano cortei di protesta (per il diritto allo studio e per la fine di tutte le guerre, tra cui quella in Vietnam, che scotta di più) e che nel cosiddetto "autunno caldo" del 1969, marciano assieme agli operai, scesi nelle piazze e nelle strade per la difesa del posto di lavoro. L'aggregazione collettiva è visibile anche attraverso lo sport, tra cui spicca il calcio, che diviene sempre più un fenomeno di massa.


Nell'immagine: alluvione del 1966, autore anonimo.

Tutti i santi per finire a Sangiovese

Giuro che me la sono ascoltata tutta, fino alla fine, questa performance del modenese Ilmo Malagoli (con Davide Cavazzuti): "Tutti i santi del calendario".

stile libero [modena]

Sempre di Ilmo va segnalato il bel pezzo "Quest'uomo", nonché l'opera cinematografica, segnatamente "I casi dell'ispettore Brugnacci" (con Massimo Termanini), fiction rigorosamente modenese, rigorosamente a costo zero.

Mirailbello

MIRAILBELLO
la cattura
mirabello

Sempre bravo, Edoardo Baraldi.

La sinistra e il complesso dei migliori

La campagna acquisti del Milan di questo e la lettura di questo articolo sul nuovo colpo di marketing politico del berlusca, mi hanno fatto tornare in mente un mio pezzo scritto per VicenzaAbc qualche anno fa.
Ecchilo:



"Metti ‘sti cazzi di migranti davanti"
Luca Casarini, beccato da Striscia la notizia, mentre si rivolge ai propri compagni durante una manifestazione


“Voila les abruties”, ecco qua gli abbrutiti, dicevano le mie zie e nonne, con feroce ilarità di classe, indicando, dal loro bel terrazzo di montagna, le piccole avanguardie di turisti del week-end che allestivano al bordo della strada, a portata di utilitaria, i loro indiscreti picnic. Così inizia un memorabile articolo ("E il popolo in vacanza occupò il panorama") in cui Michele Serra, da uno spunto apparentemente ameno come la villeggiatura (ma, a proposito di linguaggi, chi la chiama ancora così?), prova a fare i conti con il problema – tutto di sinistra – di conciliare la propria idea di massa con la massa, quella vera. Quella fatta di impiegati e fruttivendoli, operai e panettieri che l’utopia socialista (e comunista) sognava di far ascendere alla ribalta della storia. Sogno realizzato. O quasi. Che, per elevare le masse, ben più dell’Utopia ha potuto il Mercato.

Al punto che oggi, a far da metro alla quantità di palcoscenico conquistato, più che i diritti acquisiti da anni di battaglie sociali, è il numero di auto, telefonini e televisori pro capite. Non a caso sgranati come un rosario scaccia streghe da Silvio Berlusconi, uno che per altro alle masse sa parlare non per finta (chi altro sarebbe riuscito a risultare credibile, stravincendo un’elezione, con argomenti quali ‘meno tasse per tutti’?). Guai a dirlo che fa brutto, ma certi numeri letti all’incontrario sembrano il segno della invincibile resa della sinistra. L’equazione di una sconfitta. Tradotto: nonostante il benessere diffuso, il popolo un tantinello bue lo resta sempre. Tanto più che nemmeno uno dei più grandi successi dell’Utopia, l’università per tutti che doveva regalare al popolo le rose visto che al pane aveva già provveduto il boom economico degli anni ’50 e ’60, proprio proprio di massa non è più. O lo è sempre meno. Così come il posto sicuro, la sanità o la legge uguale per tutti.

Adesso, tramontato il Sogno, riluce la verità ineffabile che abita l’intimo di ogni vero ‘sinistro’: il popolo in quanto tale è pressoché insopportabile. Il popolo che in questi giorni si ammassa all’Ikea di Padova, mobilificio for the masses per eccellenza (una spruzzata di ‘stile’ a prezzi relativamente bassi), il popolo che a milionate si incolla davanti alla tv-spazzatura del ‘grande fratello’, il popolo che ad agosto la partenza intelligente non se la sogna manco di notte, il popolo che chiagne e fotte, come si dice a Napoli (ma vale anche a Vicenza), beh quello, è lontano anni luce dal composto aplomb assunto dalla variante ‘moderna, europea e riformista’ della sinistra che pure si professa ‘di governo’. Ma anche - e la banana su cui è scivolato Luca Casarini è lì a dimostrarlo - dai vari parolai rossi che pure al Popolo fingono di rivolgersi ancora con la maiuscola. E’ vero, la sinistra è antipatica. Soprattutto al popolo. E perciò fatica a vincere o, in qualche caso, non vince mai. Ma il sentimento - ed è la sostanza della questione – è del tutto reciproco. Come l’incomprensione.

Perché si fatica a capire come l’operaio e pure l’impiegato, nonostante oltre un secolo di Dottrina, la sera a casa invece che sottolineare puntigliosamente l’ultimo saggio di Joseph Stiglitz sulla globalizzazione, preferiscano svaccarsi in poltrona davanti la De Filippi. Perché, dovendo scegliere tra un Paolo e l’altro, antepongano Maldini a Flores d’Arcais. O una chiappa della Ferilli a un dibattito con Livia Turco. Inspiegabile. A meno che non si ripeschi dal cilindro un vecchissimo slogan: ricordate? Socialismo o barbarie! E visto che del primo s’è persa ogni traccia, logica vuole che a prevalere sia stata la seconda. Oppure – dannazione, chi l’avrebbe mai detto? – il potere operaio è proprio questo qui.

Davide Lombardi – VicenzaAbc n. 113 del 7 ottobre 2005

sabato 4 settembre 2010

Gli orsetti padani

Al solito, nel mare magnum del web, si finisce per incrociare isole che non ti aspetteresti.
Per ovvi motivi, in questo periodo sono particolarmente interessato all'argomento Lega Nord.
Ma di sicuro il sito dedicato alla crescita del piccolo padano, avrei fatto fatica anche solo ad immaginarlo (grazie a Carlo Gubitosa per la segnalazione).

Al cucciolo padano non può giustamente mancare mamma orsa, che così si presenta: "La mamma degli orsetti non è necessariamente un'orsa, anche se a forza di occuparsi degli altri rischia di diventarlo. La mamma degli Orsetti è una mamma come le altre che però è riuscita dividersi fra i suoi bambini, la sua famiglia e le sue passioni, intese sia come interessi sia come la passione, quella che prende e non ti lascia più andare, e che non necessariamente si prova per un uomo. Quando si pensa in grande, si può provare anche per un progetto come quello della Padania".

martedì 31 agosto 2010

Benvenuto, signor Presidente!


La delegazione italiana riceve con tutti gli onori il presidente Sauron della Repubblica Popolare di Mordor. Sconcerto nella fazione pro-Hobbit del governo sull’affermazione di Sauron: “Stolti umani, sarete presto miei schiavi.”

via: Isolavirtuale.

domenica 29 agosto 2010

Una zanzara per amica

Me lo chiedo da una vita: perché esistono - a parte per farci incazzare ogni estate - che senso hanno nel "grande cerchio della vita" - a parte far da cibo ai pipistrelli e a non so quale altro provvidenziale animaletto - sono forse un errore/orrore della natura - a parte il contributo che danno alla crescita dell'economia mondiale attraverso la produzione di Autan e similia?

Sto parlando delle zanzare, naturalmente.
L'essere più inutile che esista a memoria d'uomo.
Almeno così pensavo (e, a dirla tutta, continuo a pensare) fino a che Slate non ha cercato di dare uno straccio di senso a questa presenza molesta nella nostra (per altro così breve) esistenza.

Scopro così che anche le zanze sono cosa buona e giusta, visto che solo il 3% tra le oltre 2600 specie esistenti rompe i maroni succhiando il sangue a noi umani, il resto impollina fiori qua e là in giro per il mondo e qualcuna, evidentemente più sensibile al fatto che siamo pur sempre noi - e non loro - fatti a immagine e somiglianza del buon Dio, compie l'opera meritoria di mangiarsi le sue simili.
Da "Homo, homini lupus" a "Zanza, zanzi lupus".
Vabbè, boiata. Mai imparato il latino. Però il concetto è chiaro lo stesso.

Comunque, dopo aver letto l'articolo mi sento meglio.
Tutto, ma proprio tutto, perfino la fastidiosa zanzara, torna ad avere un senso in questa cosa del tutto insensata che è l'esistenza (in particolare la loro, in quanto non sono state create a immagine e somiglianza del buon Dio).
Ma soprattutto: l'estate sta finendo e finalmente anche l'ultima zanza se ne andrà, Dio buono...

Infine, aspetto con ansia un articolo di Slate sugli scarafaggi: il centro storico di Modena ne deve avere miliardi che popolano le fogne e poi girovagano allegramente per le strade e le case di notte.
Io, quando ne incontro uno per strada, lo spiaccico.
E fanculo anche la letteratura: quand'anche sotto la mia scarpa ci restasse Gregor Samsa, gli scarafaggi mi fanno troppo schifo.
Almeno finché non troverò un senso perfino alla loro esistenza.

Quei bambini con più di 50 anni

Non so se sarà bello quanto quel capolavoro assoluto che è "Heimat", ma certo in quanto a durata siamo là: 55 ore Heimat, 43 questo film di Winfred e Barbara Junge, "Die kinder von Golzow".

Heimat però è fiction, "Die kinder von Golzow" no.

Infatti, da un primo giorno di scuola del 1961, anno della costruzione del muro, fino al 2008, la coppia di registi ha documentato il destino di un gruppo di bambini di un paesino della Germania Est al confine con la Polonia, diventati adolescenti e poi adulti, realizzando così un progetto biografico unico nella storia del cinema.

Il risultato di questo incredibile lavoro di una vita (è il caso di dire) è appunto "Die kinder von Golzow", uscito in dvd (presumo per ora solo in Germania, spero anche da noi in futuro) per la prima volta in versione integrale.

Fonte: Internazionale.

sabato 28 agosto 2010

Online il trailer di "Occupiamo l'Emilia"


E' online il trailer di "Occupiamo l'Emilia", il film realizzato insieme ai miei due colleghi ed amici Stefano Aurighi e Paolo Tomassone, un'inchiesta sull'avanzata della Lega Nord nella regione rossa per eccellenza.
Il film sarà disponibile in dvd e online da settembre.

mercoledì 25 agosto 2010

Opera n. 128

I figli dei notai che diventano notai, degli attori che diventano attori, dei musicisti che diventano musicisti, dei giornalisti che diventano giornalisti, degli industriali che diventano industriali, dei dottori che diventano dottori, degli architetti che diventano architetti, degli avvocati che diventano avvocati, degli ingegneri che diventano ingegneri. Ma andatevela a prendere nel culo.

Daniele Benati - Opere complete di Learco Pignagnoli, Aliberti Editore.

sabato 21 agosto 2010

Frontiere

Difficile dare un parere estetico su un film come "La guerra di Mario" di Vincenzo Caricari, documentario che ripercorre la battaglia di Mario Congiusta, padre di Gianluca, giovane imprenditore assassinato dalla ‘ndrangheta nel 2005 a Siderno (Reggio Calabria).
La forza della denuncia contenuta nella narrazione finisce per oscurare qualsiasi altra categoria di giudizio.



Senza dubbio molto bella invece, la storia di frontiera raccontata da Paola Piacenza in "The Land of Jerry Cans", un viaggio sul confine Iran-Iraq, tra la sua storia e il suo presente, raccontati attraverso la vita e lo sguardo degli abitanti della zona compresa tra i centri di Penjwen, Tawela, Biyara.


Entrambi i lavori sono in concorso al ViaEmili@DocFest.

Tra l'altro oggi ho scoperto (si vede che prima dormivo...) che il festival chiuderà qui a Modena, dal 22 al 24 ottobre 2010, all'insegna del rock con "Rock around the Doc " rassegna dedicata al documentario musicale durante la quale saranno riproposte le cinque opere finaliste del Festival.

La crisi della stampa

"Dopo aver perso il monopolio dell'informazione, la stampa quotidiana sta attraversando oggi la più grave crisi della sua storia secolare. Ciò ha autorizzato alcuni studiosi ad annunciare addirittura il prossimo tramonto del giornale come mass medium, riscontrando la sua incapacità a competere con gli altri mezzi di informazione in quella che si sta già delineando come una civiltà audiovisiva.
In realtà, la crisi attuale investe la stampa di tutti i paesi e ha le sue più imponenti manifestazioni nella continua diminuzione delle testate, nel fenomeno delle fusioni e delle concentrazioni, nel ristagno e nel declino delle tirature, nel contenuto sempre più uniforme dei quotidiani".
Parole scritte oltre quarant'anni fa da Angelo Del Boca in "Giornali in crisi", un saggio sulla stampa quotidiana in Italia e nel mondo uscito nel 1968.
Dimostrano che le difficoltà dei giornali vengono da molto lontano. E che di certo Internet non ha nessuna colpa.


Giovanni De Mauro (Editoriale di Internazionale n. 860 del 20 agosto)


lunedì 16 agosto 2010

Ecco la sigla ufficiale delle Officine Tolau

Le Officine Tolau sono il gruppo di lavoro che ho fondato insieme ai miei due amici e colleghi Paolo Tomassone e Stefano Aurighi: "Tre giornalisti artigiani. Narrano il mondo con parole, immagini, video".

In arrivo grandi novità.
Come si dice: stay tuned.

Non è che ogni cosa sia illuminata, ma ogni giorno c'è una cosa da imparare

Ogni tanti rifletto su quanto Internet sia letteralmente stracolmo di invenzioni. Di stimoli. Di creatività.
Di cose interessanti(ssime) grandi e piccole.
Come Learn something every day: da un anno, ogni giorno una cosa nuova (da imparare, per chi ne abbia voglia) raccontata attraverso un disegnino.





Cover rossa sulla Cina

Imperdibili copertine di lp su LpCoverLover (grazie a Finegarten)

Flussi


Via: Il Post.

Fight against the mouse

Ogni tanto una gif animata che mi diverte.

classics:cagkaz:petapeta:theemitter:yukko:placidiappunti:9gag:               Fight against the mouse

Via Cose fighe, una produzione Sheepfilms (questa è da vedere).

domenica 15 agosto 2010

Quel bastardo di un cronista vecchio stile

In State of Play, thriller del 2009 diretto da Kevin Macdonald, Russel Crowe interpreta Cal McCaffrey, tipico cronistaccio bastardo con un pelo sullo stomaco lungo diversi centimetri (ma in fondo, pure lui il solito cinico dal cuore grande così).

Roba da film: nella realtà i cronisti come Cal non sanno neanche cosa sia quell'organo piazzato nel petto.


Un giornalista investigativo vecchio stile di quelli che conoscono tutto e tutti, disordinato e incasinato nella vita privata e nel lavoro, solitario (pare che i giornalisti siano la categoria con il più alto livello di separazioni e divorzi sul groppone) libero e insofferente ad ogni regola (favola molto hollywoodiana), ma capace di stare sulla notizia come nessuno.

Un bel personaggio (chissà perché, mi ricorda un po' Mickey Rourke in The Wrestler) che riempie bene un buon thriller un po' rovinato da quel bellone pigna-in-culo che è Ben Affleck: uno che sembra uno studente di college qualsiasi parte interpreti.