mercoledì 27 aprile 2011

Il vento cambia davvero?

Gli spot di Giuliano Pisapia per promuovere la sua candidatura.
Non li trovo malvagi.
Dal canto suo, Beppe Grillo, ribadisce l'assoluta indisponibilità a qualsiasi alleanza con Pisapia o chicchessia.





martedì 26 aprile 2011

Incubi da nuovo millennio

Bersani definisce l'ipotesi di Berlusconi Presidente della Repubblica "da brividi".
Dalla frotta di scherani del Capo parte la solita sventagliata di repliche.
Tra le quali va segnalata la battuta del democristiano Gianfranco Rotondi: "Bersani pensi all'incubo di Togliatti e Berlinguer nel vederlo al loro posto".

lunedì 25 aprile 2011

Una felicità bellissima

From L.A., California (ma anche San Francisco).

Beh, dopo essermi visto ieri sera Biutiful con Javier Bardem, queste immagini dalla mostra newyorchese di Katy Grannan, ci stanno tutte.




mercoledì 20 aprile 2011

Farmville, la città rivoluzionaria

Farmville, quell'orrida applicazione di Facebook alla quale giocano centinaia di migliaia di persone, come Pietrogrado, la città russa dalla quale ebbe inizio la rivoluzione d'ottobre.
Chi l'avrebbe mai detto? Certo non io. Che non solo non ci ho mai giocato, né a Farmville, né a Cityville, così come non ho mai inviato ad alcuno un "biscotto della fortuna" e tutte le altre sciocchezzuole che vanno per la maggiore su Facebook, ma ho sempre guardato con sommo disprezzo (pari solo a quello che provo per l'intera invenzione di Zuckerberg - con la quale però è imprescindibile fare i conti se si vuole capire qualcosa del "presente") questo modo di cazzeggiare online (ahi, la sinistra e i sinistri e l'eterno complesso dei migliori...).

Invece, leggo su uno degli ultimi numeri di Limes, Farmville è una specie di covo di rivoluzionari.
O quasi.

Scrive infatti Marco Hamam (cfr. "La vittoria dei giovani e di Facebook", pag. 95) a proposito del ruolo di Facebook, Google e YouTube nei recenti fatti d'Egitto: "Facebook, in particolare, ha funzionato in Egitto come infrastruttura organizzativa, come strumento di reclutamento di possibili militanti e come piattaforma nella quale i tunisini hanno passato i loro consigli e le loro tecniche agli egiziani. Una sorta di Giovine Italia digitale".

E fin qui, se vogliamo, niente di particolarmente nuovo sotto il sole.
Ma adesso arriva il bello: "E paradossalmente, il fatto stesso che Facebook, Google e YouTube contengano anche cose 'inutili' e facciano circolare contenuti apolitici, crea grosse difficoltà ai governi che non riescono sempre a filtrare i contenuti scomodi. Per cui decidono di oscurare tutto il sito. E' quella che Ethan Zuckerman chiama 'the cute-cat theory of digital activism': Quando un governo cerca di bloccare l'attivismo politico di un sito della nuova generazione, blocca anche l'accesso 'ai gattini'. Tuttavia bloccare i contenuti banali su Internet è autolesionistico per i governi. Così si insegna alle persone a diventare dissidenti (...). Ogniqualvolta si toglie l'accesso delle persone ai gattini si spende capitale politico".

In pratica, se alla gente togli Farmville & similia, si incazza. E fa la rivoluzione.
Uno spettro si aggira per la Rete, anche se è solo un lontano pronipote post-moderno di quello a cui aveva pensato Marx.

sabato 16 aprile 2011

E' tutto fuckin' vero!

Bologna ha un nuovo candidato sindaco oltre i personaggi già in corsa che - come scrive Linkiesta - "non scaldano una città annoiata e disillusa".
Adesso però arriva lui.
Si tratta di Willie, lo sciamano dell'undergroud bolognese.
Stamattina ha consegnato in Comune le 350 firme necessarie alla candidatura.
(Grazie a Tomminos per la segnalazione).

AGGIORNAMENTO del 21 aprile 2011: le firme però presentavano alcuni vizi burocratici, quindi Willie non concorrerà alla poltrona di sindaco.


mercoledì 13 aprile 2011

La vita è di un grigio meraviglioso!

Siamo una società grigia, con gente che veste di grigio (o comunque scuro, o comunque monocromatico), con la stragrande maggioranza delle auto che girano di color grigio metallizzato (mai fatto caso?); e si potrebbero fare altri esempi del medesimo monocromatismo imperante.
Del resto, basta guardare le persone che ci rappresentano in parlamento.


(Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 12-04-2011 da Il Fatto Quotidiano)

Chi ha paura di un topo di plastica?

Beh, che dire della straordinaria campagna pubblicitaria dell’ISHR (International Society for Human Rights)?
Magari ci avrei aggiunto qualche leader occidentale. Con la stessa paura (anche se per motivi diversi),  solamente, con meno possibilità di reprimerla.
(Fonte: Ninjamarketing)



martedì 12 aprile 2011

Falso movimento

Due anni dopo il sisma, L'Aquila è ancora all'anno zero. Il reportage di Davide Fonda per la modenese Fuori.tv.

domenica 10 aprile 2011

Obama la racconta piano

Pochi giorni fa Barack Obama ha lanciato la sua campagna per essere rieletto nel 2012 con questo video:



Sul suo blog, Matteo Rinaldi, giornalista ed esperto di comunicazione, analizza il messaggio presidenziale:

The president Obama ha lanciato in questi giorni la sua campagna per le elezioni del 2012. Il primo video prodotto dal suo staff è una breve raccolta di interviste a gente qualunque. Proprio perché è il primo, vale la pena di guardarlo. Per capire come comunicano gli americani rispetto a noi. E magari per imparare qualcosa.

Leggi tutto l'articolo: "Obama 2012, la politica slow-food".

Rust can sleep

Sotto un bello strato di ruggine dopo la crisi della General Motors, Detroit vive rianimata da artisti ed eventi che stanno facendo risorgere la città dalle sue ceneri.
E' quello che racconta il documentario "Detroit lives!", prodotto espressamente per il web dall'azienda di calzature Palladium Boots che fa girare l'autore e guida del documentario, l'attore Johnny Knoxville, in scarponcini Palladium per tutti i trenta minuti di durata del video.
(Grazie a Go@seo per la segnalazione).







Sul sito della Palladium Boots il Bonus Track del film:

La bolla immobiliare cinese

In Cina si costruiscono intere città e centri commerciali fantasma solo per mantenere alti i livelli di crescita. Il documentario è stato realizzato dalla tv australiana SBS Dateline. (Grazie a Go@seo per la segnalazione)

venerdì 8 aprile 2011

Adele che non

«..Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo,
seguo i loro segnali e mostro le mie insegne
e la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto in cui si spegne
e la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto in cui si spegne...»




mercoledì 6 aprile 2011

Quel gentiliano di Scilipoti

Grazie al lavoro di Antonio Scalari su Facebook, velocemente ripreso dal blog di Libertà e Giustizia di Mantova,  viene fuori che il leader (?!?) dei sedicenti Responsabili (l'oramai celeberrimo e citatissimo Domenico Scilipoti) si è ampiamente ispirato per il manifesto del suo movimento, al Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925 redatto all'epoca da Giovanni Gentile.
Fascistissimo sì ma pur sempre, a confronto del nostro, un gigante.
Urge ascolto di un pezzo che è ormai un classico di questo nostra stagione.

lunedì 4 aprile 2011

mutevole stazione di bologna (attenzione alla linea gialla)

Farla con stile

La pubblicità.
Della carta igienica Foxy Mega (grazie a Finegarten per la segnalazione).

Aistan e la centrale di pace di Caorso

26 ottobre 2010. Nel parlamentino regionale emiliano si discute di nucleare. Il leghista piacentino Stefano Cavalli presenta una risoluzione "per impegnare la Giunta ad attivarsi per dismettere definitivamente - nei tempi previsti - la centrale nucleare di Caorso".
Segue dibattito.
Al quale interviene anche il consigliere reggiano del PDL Fabio Filippi, naturalmente a favore dell'energia nucleare.
Contribuendo alla discussione rispolverando un bell'intervento "da guerra fredda" a supporto della sua tesi (in sostanza, per Filippi, Chernobyl fu un disastro comunista).
Ecco uno stralcio del suo intervento:

"Purtroppo qualcuno, perché vi sono sempre gli esseri malefici, ha pensato di utilizzare questa scoperta in modo dannoso, perché Chernobyl era una centrale atomica di guerra, non di pace. È come se io volessi andare in autostrada con un carro armato, ci posso andare, ma appena esco dall'autostrada non riesco a transitare da nessuna parte. La centrale di Chernobyl era una centrale nucleare di guerra, russi, sbagliando, l'hanno voluta trasformare in una centrale di pace ed è successo quello che tutti sappiamo, ma sono passati trent'anni. Io che non sono un incosciente, nell'86 ero da poco sposato e avevo la mia bimba piccola, si diceva che il nucleare colpisce soprattutto i bambini piccoli, quindi dovevo andare al referendum, ma io ho votato secondo coscienza e guardando avanti, non come i grillini che guardano alle prossime elezioni perché loro devono prendere dei voti, io non ho problemi, io sono qui, posso non esserci la prossima legislatura, i cittadini facciano quello che vogliono, io esprimo il mio giudizio obiettivo, guardo avanti".

A qualcuno è venuto in mente di fare dell'intervento di Filippi un rap.
Nel nome della scienza, naturalmente.



sabato 2 aprile 2011

Arrive dreams arrive


Music: Kaer Trouz

La cognizione del dolore

Una anno fa, in questo periodo, pubblicavo l'undicesimo (e ultimo) numero della mia rivista-diario INUTILE (qui, un altro numero, giusto per la cronaca).
Il numero è interamente dedicato alla mia (unica e spero ultima) esperienza ospedaliera.

Inutile 11 - La cognizione del dolore

Edmondo Berselli riposa sotto una montagna di affetto

A un anno dalla scomparsa del Gran Mudnés, Edmondo Berselli, di professione giornalista e scrittore, Michele Serra su L'Espresso in edicola lo ricorda con un pezzo che non è un gran pezzo (ne ha scritti decisamente di migliori).
Però l'attacco è dolcissimo.
E soprattutto, vero.

Post 600: girevole stazione di bologna

Che lazzarone il mio Goffredo

Prosegue la pubblicazione della mia opera omnia (non è mai iniziata a dire il vero, ho solo inserito qualche mese fa questo pezzo: "La sinistra e il complesso dei migliori"). Di seguito, un pezzo del 2004 (pubblicato sul settimanale Vicenzaabc diretto da Matteo Rinaldi) che considero ancora oggi tra i miei migliori.

Lunedì 1 settembre 1986, il Corriere della Sera esce in prima pagina con la corrispondenza di Valerio Riva da Treviso: “Parise è morto”. A fianco, un corsivo di Alberto Moravia. E’ una breve, fredda, lucida analisi delle qualità letterarie del grande vicentino. Nessun accenno all’antica amicizia che aveva fatto confessare al più giovane dei due: “Ho imparato l’arte da Comisso e la vita da Moravia”. Il ricordo, il dolore per la scomparsa dello scrittore (collaboratore del Corsera per oltre trent’anni), viene affidato in terza pagina alle penne di Ettore Mo e Giulio Nascimbeni, giornalista, critico letterario, ma soprattutto, veronese di Sanguinetto e grande amico di Goffredo Parise. In occasione dell’apertura al pubblico della casa museo di Ponte di Piave, a lui abbiamo chiesto di raccontare il rapporto con lo scrittore.

“Eravamo molto amici. Conservo ancora, gelosamente, dei suoi inediti. Questo dà la misura dell’intimità del nostro rapporto. Che vuole, anche se sono a Milano da quasi mezzo secolo, con Goffredo avevamo in comune l’origine veneta: quella luminosa solitudine che splende nei sogni della provincia. Credo che questo tratto ci avvicinasse naturalmente. Tra noi, per altro, si parlava quasi sempre in dialetto. A parte le occasioni particolari, come un’intervista. Allora, mi era indispensabile la distanza fisica e professionale dell’italiano.

Sono entrato al Corriere il 15 dicembre 1960. Lui collaborava già dal ‘55, ma con l’edizione pomeridiana, che allora si chiamava ‘Corriere dell’Informazione’ ed era guidato da Gaetano Afeltra. Al Corrierone vero e proprio, Goffredo approdò più tardi, nel ’63, ma io lo conobbi solo due anni dopo. Curavo una trasmissione della Rai che si chiamava Tuttilibri. Parise aveva appena pubblicato da Feltrinelli “Il Padrone” che, quell’anno, era risultato vincitore al Premio Viareggio. Ma c’era anche stata la temporanea rottura con Livio Garzanti che si era rifiutato di darlo alle stampe (il padrone cui si riferiva nel libro era lui), e la polemica Goffredo c’era rimasto parecchio male per come Carlo Laurenzi, inviato a Viareggio come cronista, aveva raccontato l’evento. ‘Trovo il resoconto’, scrisse in una lettera al direttore di quel periodo, Alfio Russo, ‘velenoso’. Insomma, era abbastanza maldisposto. Di più: quando arrivò negli studi per registrare la trasmissione, era davvero scorbutico, scontroso, decisamente rude. Poi ci furono un paio di battute in dialetto e lui si sciolse. Nacque così la nostra amicizia. Che non si è mai interrotta fino alla sua morte.

Dormiva in piedi addossato a un muro
Credo che certa sua ombrosità derivasse ovviamente dall’infanzia. La prima giovinezza solitaria e segnata dall’esser figlio di una ragazza madre. Poi, certo, ci fu il padre adottivo Osvaldo (da cui Goffredo, anni dopo, acquisì il cognome), giornalista del Giornale di Vicenza, che pian piano guadagnò il suo affetto. Tra i due si instaurò un ottimo rapporto. Al proposito, ricordo un aneddoto di Nico Naldini: quando Osvaldo vide per la prima volta la firma di Goffredo sul Corriere, rimase per alcune ore con lo sguardo fisso sulla pagina. Chissà se è vero. Comunque Nico la racconta così. Come quell’altra, sempre di Naldini, secondo cui Goffredo era solito, negli anni milanesi alla Garzanti, dormire in piedi addossato ad un muro durante la pausa di mezzogiorno, con un mendicante lì dappresso incaricato di svegliarlo dopo un’ora circa. Io però, lo giuro – ride Nascimbeni – non l’ho mai visto farlo. Né ho mai visto quel mendicante.

Perchè Spadolini lo amava tanto
Straordinario fu il suo rapporto con il povero Giovanni Spadolini, direttore del Corriere dal ’68 al’72. I due si conoscevano, forse erano già amici, dal ‘55, quando il grande intellettuale fiorentino aveva voluto Goffredo al Resto del Carlino, da lui diretto in quegli anni. E’ incredibile come potessero andare d’accordo due uomini così radicalmente diversi tra loro: agli antipodi, direi. Spadolini era un uomo d’ordine, solenne, un monumento vivente. Goffredo? Un gran lazzarone! Forse per questo Spadolini lo amava tanto. I Sillabari furono una sua intuizione! Aspetti che cerco tra le mie carte un vecchio articolo. Ah, eccolo. Parise pubblicò la prima voce della raccolta, ‘Amore’, sul Corriere del 10 gennaio 1971. Insoddisfatto come sempre, Goffredo espresse qualche dubbio sulla soluzione grafica giocata sull’accostamento di sole due parole, Sillabari e, appunto, il titolo, Amore. Il Direttore gli rispose, cito testualmente: ‘Manterrei lo schema iniziale. Ormai il pubblico si è abituato al sillabario come occhiello: non lo turberei’. Ecco, questo era Giovanni Spadolini.

Altra grandissima amicizia fu quella con Montale. Quando aveva lasciato Milano già da molti anni, ogni volta che veniva da noi in Via Solferino, Parise non mancava mai di passare in Via Bigli a trovare l’amico poeta. Quando Montale morì, il 12 settembre 1981, chiesi a Goffredo di mandarmi un pezzo di commemorazione. Allora io ero a capo della redazione cultura. Lui mi mandò cinque righe e nulla più, queste: ‘Una volta mi domandò a bruciapelo: tu credi che esista l’aldilà? Risposi di no. Egli sembrò riflettere profondamente e disse come tra sé: forse diventi una foglia’. Fu un brutto colpo per lui, già malconcio dopo l’intervento alle coronarie del giugno di
quello stesso anno. Successivamente, venne sempre meno a Milano. Io, quando tornavo in Veneto, andavo per lo più a Verona dove abita mio figlio. Però ci sentivamo molto spesso al telefono. O attraverso i bigliettini con cui accompagnava i pezzi che ci arrivavano in redazione spediti da Ponte di Piave.

Son vecio, diceva e fumava, fumava
Ricordo che le cartelle erano al limite della leggibilità, piene di cancellature. Inutile spiegargli le vecchie regole alle quali, per altro, era sempre stato riottoso (ogni cartella non deve superare le trenta righe di sessanta battute): ascoltava e poi brontolava qualcosa per me incomprensibile. Poi, parlava spesso della malattia. E della morte. Ma non ne aveva paura. Più che altro, a preoccuparlo era la possibilità di diventare cieco come sua madre. E in effetti perse quasi del tutto la vista. L’ultima volta che l’ho incontrato in Via Solferino è stato nel corridoio al pianterreno. Mi parlò della sua angoscia di non poter più vedere con i suoi occhi avidi le cose che più amava. Poi concluse mestamente, come spesso ripeteva anche nel corso delle nostre telefonate, ‘son vecio’. Cosa ricordo in particolare di quegli ultimi anni? Che fumava anche quando non avrebbe dovuto. Ecco. Questo. Quella maledetta domenica in cui Goffredo morì, il 31 agosto, mi trovavo a Cortina. Dovetti scrivere un pezzo in sua memoria. Fu pubblicato il giorno dopo. Non ricordo in questo momento come si intitolava (‘Una dolce voglia di rovesciare la provincia’ N.d.r.). Mi scusi, ma alla mia età non ricordo più tutto. Che vuole, ho quasi ottant’anni: son vecchio”.
Davide Lombardi

da VicenzaAbc n. 43 del 2 aprile 2004

venerdì 1 aprile 2011

Metti un leghista in tricolor

Nuove foto nell'album di UUU UnaUnicaUnità. Progetto di arte pubblica di Alberta Pellacani. Un gigantesco tricolore lungo 27 metri e alto un metro e mezzo, esteso per le luci di 11 arcate del portico del Palazzo comunale in piazza Grande a partire dall'angolo di fronte alla Ghirlandina. Nel verde, nel bianco e nel rosso della bandiera, centinaia di foto di cittadini modenesi invitati a farsi ritrarre con un oggetto portato da casa e ritenuto significativo per il 150esimo dell'unità nazionale.
Si intitola "U.U.U. Una Unica Unità" il progetto d'arte pubblica di Alberta Pellacani assunto dal Consiglio comunale di Modena per celebrare il 150esimo dell'unità d'Italia col proposito di coinvolgere la cittadinanza in una riflessione corale.
La bandiera rimarrà esposta a partire dal 22 aprile, giornata della Liberazione di Modena, fino al 2 giugno, festa della Repubblica.






Anche i leghisti modenesi partecipano all'iniziativa. Alla loro maniera naturalmente. Nelle immagini qui sotto, dall'alto in basso: Walter Bianchini, Stefano Barberini e Stefano Bellei.