mercoledì 22 settembre 2010

Not in my backyard

L'ormai celebre immagine che ha fatto il giro del mondo sulla tragedia delle inondazioni in Pakistan.

OktoberFest

Il tradizionale appuntamento bavarese dell'Oktoberfest, raccontato per immagini su The Big Pictures.





La contesa della griglia


Un nuovo servizio, tutto da ascoltare, del grande giornalista Angelo Ruoppolo su Teleacras Agrigento del 17 agosto scorso.

Ecco il testo completo: "Al tempo dell' "Orlando furioso" di Ludovico Ariosto, la contesa tra i due paladini di Francia a servizio di Carlo Magno, Orlando e Rinaldo, e' stata la dama Angelica. Al tempo della "Cavalleria rusticana" di Giovanni Verga, la contesa tra Turiddu Macca e Compare Alfio e' stata Lola. Al tempo del Ferragosto 2010, a Licata (probabilmente un luogo immaginario non troppo distante da Vigata. ndr), la contesa tra Ivan Brancato ed Angelo Triglia e' stata la griglia per arrostire la carne. Licata, via Palma, zona popolare della citta'. Tra due gruppi familiari che abitano nella stessa palazzina si scatena uno scontro per il possesso di una griglia. Un barbecue incandescente ha innescato la scintilla della rabbia e della violenza, che avrebbe armato la mano di Angelo Triglia, 23 anni. Un coltello in pugno, ed una coltellata al petto di Ivan Brancato, 25 anni. Un polmone e' perforato. Una pozza di sangue. Il rocambolesco soccorso in Ospedale, al '' San Giacomo d'Altopasso ''. Poi il turbolento ricovero al ''Civico'' di Palermo, dove Brancato versa in gravi condizioni, al reparto '' Rianimazione''. La prognosi sulla vita e' riservata. L'intervento dei Carabinieri della locale Compagnia, capitanati da Massimo Amato. Angelo Triglia e' arrestato, e' recluso in carcere, al '' Petrusa '' di Agrigento, e rispondera' di tentato omicidio. Altri 7, tra i piu' facinorosi ed accaniti rissanti, sono denunciati a piede libero per rissa. Ferragosto sanguigno e sanguinolento a Licata, una griglia galeotta ed un coltello attentatore, calci e pugni, impeto e paura, letti di ospedale e manette squillanti".

Le mappe dei luoghi comuni, paese per paese

Veramente belle le mappe dei luoghi comuni secondo il designer bulgaro Yanko Tsvetkov.


Europe According to Gay Men
Europe According to Gay Men


Where I Live
Where I live


Europe According to Italy
Europe according to Italy


Europe According to France
Europe according to France


Europe According to Britain
Europe according to Britain


Europe According to Germany
Europe according to Germany


Europe According to the United States of America
Europe According to the United States of America




domenica 19 settembre 2010

Prime reazioni a "Occupiamo l'Emilia"

In attesa della pubblicazione del film inchiesta "Occupiamo l'Emilia" realizzato da Paolo Tomassone e Stefano Aurighi insieme al sottoscritto, registriamo le prime reazioni da parte di chi l'ha visto in anteprima.





sabato 18 settembre 2010

L'altra "Italia"



Adro (Brescia), 18 settembre - Durante la protesta dell'opposizione e della società civile contro l'utilizzo del Sole delle Alpi nella nuova scuola pubblica di Adro intitolata a Gianfranco Miglio scoppia un dibattito tra manifestanti e alcuni cittadini, che prendono le difese del sindaco Lancini. La loro tesi? "Adro non è Italia".

mercoledì 15 settembre 2010

Diario dei maledetti formidabili 18 anni


Raramente parlo di cose di cui leggo su Corriere o Repubblica, ma questa volta, lo faccio più che volentieri dopo aver letto questa recensione di Paolo Mereghetti su "Vedozero", il film montato (più che girato) da Andrea Caccia insieme a una settantina di diciottenni che per sei mesi hanno ripreso coi telefonino pezzi delle loro vite.
Da vedere. Di sicuro.

Mi propongo per una replica

Confesso di essermi un po' commosso.
Non era mai capitato che qualcuno mi scrivesse un così bel ritratto in vita (in morte, non so ancora).
Perciò ora sono in debito e mi tocca ringraziare: grazie Matteo, sei veramente una testadica**o!
Affettuosamente, sia chiaro!
;-)


lunedì 13 settembre 2010

Storia di una Moschea Errante

Veramente bello il mediometraggio (30' circa) realizzato nel 2008 dal Gruppo Controluce.
La storia ricostruisce l'epopea dei musulmani di Treviso che da 15 anni cercano di avere un posto in cui pregare. Un breve documentario che interroga tutti - certamente non solo i trevigiani - su come trovare i modi per una convivenza possibile in una società che sta cambiando.


domenica 12 settembre 2010

Per l'amor, només per l'amor



Ogni giorno, Joahn Puig compie 50 giri intorno al Camp Nou, lo stadio del Barcellona, sulla sua vecchia 2CV. Si è convinto che questo gesto un tantinello ossessivo abbia una funzione scaramantica e aiuti il Barça a raggiungere grandi risultati.
Questo l'incipit del film "Johan Primero", dell'olandese Johan Kramer, "una favola moderna sull'amore, i chupa chups, padri e figli, sigari, cortados e pecore che cadono dal cielo".

venerdì 10 settembre 2010

La sorpresa di un giornalista che fa il suo mestiere

Il telegiornale di Enrico Mentana, appena partito, supera il 10 per cento di share. Un record per La7. “Ciclone Mentana su Rai e Mediaset”, scrivono i giornali. Il suo segreto? Raccontare i fatti. Né più né meno. Dare le notizie. Senza nasconderle, come fanno invece gli altri telegiornali. Il giornalista che dà le notizie è come un elettricista che avvita la lampadina o una maestra che fa l’appello. Ma nell’Italia di oggi perfino l’ovvio è diventato rivoluzionario. E si è trasformato in una grande opportunità: perché per avere successo basta fare bene il proprio mestiere. E tutti i giornali ne parlano.

Giovanni De Mauro

(Fonte: Internazionale)

giovedì 9 settembre 2010

Impara ad anticipare

La campagna pubblicitaria del Courrier International (il gemello francese di Internazionale, a cui devo questa segnalazione) lanciata in occasione del cambio di grafica del settimanale, sta suscitando parecchie polemiche.

Gli americani che, a periodi, non amano molto quei mangiarane d'Oltralpe, si sono un po' arrabbiati: "Imparare ad anticipare? Solo due parole per i francesi: linea Maginot".



martedì 7 settembre 2010

Life in Hunza



This silent educational film (1937) shows rural life in the mountainous valley near Gilgit - now in the Northern Areas of Pakistan. There is footage of fertility rites performed by the Mir and scenes of the daily life of the locals; this includes the production of apricot wine which is lovingly called 'Hunza water'. (Mansur Quraishi)

You can watch almost 2000 other complete films and TV programmes from the BFI National Archive free of charge at the BFI Mediatheques, now in London, Cambridge, Derby, Newcastle and Wrexham -

domenica 5 settembre 2010

Rendita di posizione

In una intervista pubblicata sul Secolo di oggi e ripresa da Farefuturo, Michele Serra ricorda qualcosa che un po' in troppi si tende a dimenticare: la forza della Lega Nord (argomento di mio grande interesse in questo periodo, per ovvi motivi) risiede anche (se non soprattutto) nella sua straordinaria capacità di sfruttare la rendita di posizione.
E' così da anni. Non è sempre stato così. Non sempre lo sarà.

Quando tra il boom e il beat, Modena fece la sua parte

Il 17 settembre 2010, presso l'ex ospedale Sant'Agostino, il Fotomuseo Giuseppe Panini inaugura Anni '60 Modena e l'Italia del boom, oltre 100 foto degli anni Sessanta: scatti che riflettono una stagione cruciale della storia d'Italia; un decennio che fra tutti è forse il più presente nell'immaginario collettivo per la densità degli eventi.

La mostra intende offrire uno spaccato della Modena negli anni Sessanta, caratterizzata prima di tutto dal boom economico, sempre più diffuso grazie all'aumento dell'industrializzazione, che significa occupazione e conseguente benessere alla portata di tutti. Elettrodomestici, automobili, televisioni, giradischi e libri tascabili, entrano definitivamente nelle case degli italiani e modificano gli stili di vita. È l'Italia che si sposta sulla nuova Autostrada del Sole, dei grandi esodi estivi e che davanti alla TV segue i fatti più tragici ed euforici del periodo, come l'uccisione di J. F. Kennedy e lo sbarco dell'uomo sulla Luna, che Modena vive da protagonista e in maniera partecipativa.

Le fotografie esposte parlano di tutto questo, così come della nuova immagine che negli anni 60 si ritagliano i giovani, che diffondono la nuova moda, la musica beat (di cui la città emiliana è stata capitale grazie alla presenza di gruppi come i Nomadi e l'Equipe 84), fino alla volontà estrema di rompere col sistema anche attraverso il viaggio verso l'oriente. Sono sempre i giovani che organizzano cortei di protesta (per il diritto allo studio e per la fine di tutte le guerre, tra cui quella in Vietnam, che scotta di più) e che nel cosiddetto "autunno caldo" del 1969, marciano assieme agli operai, scesi nelle piazze e nelle strade per la difesa del posto di lavoro. L'aggregazione collettiva è visibile anche attraverso lo sport, tra cui spicca il calcio, che diviene sempre più un fenomeno di massa.


Nell'immagine: alluvione del 1966, autore anonimo.

Tutti i santi per finire a Sangiovese

Giuro che me la sono ascoltata tutta, fino alla fine, questa performance del modenese Ilmo Malagoli (con Davide Cavazzuti): "Tutti i santi del calendario".

stile libero [modena]

Sempre di Ilmo va segnalato il bel pezzo "Quest'uomo", nonché l'opera cinematografica, segnatamente "I casi dell'ispettore Brugnacci" (con Massimo Termanini), fiction rigorosamente modenese, rigorosamente a costo zero.

Mirailbello

MIRAILBELLO
la cattura
mirabello

Sempre bravo, Edoardo Baraldi.

La sinistra e il complesso dei migliori

La campagna acquisti del Milan di questo e la lettura di questo articolo sul nuovo colpo di marketing politico del berlusca, mi hanno fatto tornare in mente un mio pezzo scritto per VicenzaAbc qualche anno fa.
Ecchilo:



"Metti ‘sti cazzi di migranti davanti"
Luca Casarini, beccato da Striscia la notizia, mentre si rivolge ai propri compagni durante una manifestazione


“Voila les abruties”, ecco qua gli abbrutiti, dicevano le mie zie e nonne, con feroce ilarità di classe, indicando, dal loro bel terrazzo di montagna, le piccole avanguardie di turisti del week-end che allestivano al bordo della strada, a portata di utilitaria, i loro indiscreti picnic. Così inizia un memorabile articolo ("E il popolo in vacanza occupò il panorama") in cui Michele Serra, da uno spunto apparentemente ameno come la villeggiatura (ma, a proposito di linguaggi, chi la chiama ancora così?), prova a fare i conti con il problema – tutto di sinistra – di conciliare la propria idea di massa con la massa, quella vera. Quella fatta di impiegati e fruttivendoli, operai e panettieri che l’utopia socialista (e comunista) sognava di far ascendere alla ribalta della storia. Sogno realizzato. O quasi. Che, per elevare le masse, ben più dell’Utopia ha potuto il Mercato.

Al punto che oggi, a far da metro alla quantità di palcoscenico conquistato, più che i diritti acquisiti da anni di battaglie sociali, è il numero di auto, telefonini e televisori pro capite. Non a caso sgranati come un rosario scaccia streghe da Silvio Berlusconi, uno che per altro alle masse sa parlare non per finta (chi altro sarebbe riuscito a risultare credibile, stravincendo un’elezione, con argomenti quali ‘meno tasse per tutti’?). Guai a dirlo che fa brutto, ma certi numeri letti all’incontrario sembrano il segno della invincibile resa della sinistra. L’equazione di una sconfitta. Tradotto: nonostante il benessere diffuso, il popolo un tantinello bue lo resta sempre. Tanto più che nemmeno uno dei più grandi successi dell’Utopia, l’università per tutti che doveva regalare al popolo le rose visto che al pane aveva già provveduto il boom economico degli anni ’50 e ’60, proprio proprio di massa non è più. O lo è sempre meno. Così come il posto sicuro, la sanità o la legge uguale per tutti.

Adesso, tramontato il Sogno, riluce la verità ineffabile che abita l’intimo di ogni vero ‘sinistro’: il popolo in quanto tale è pressoché insopportabile. Il popolo che in questi giorni si ammassa all’Ikea di Padova, mobilificio for the masses per eccellenza (una spruzzata di ‘stile’ a prezzi relativamente bassi), il popolo che a milionate si incolla davanti alla tv-spazzatura del ‘grande fratello’, il popolo che ad agosto la partenza intelligente non se la sogna manco di notte, il popolo che chiagne e fotte, come si dice a Napoli (ma vale anche a Vicenza), beh quello, è lontano anni luce dal composto aplomb assunto dalla variante ‘moderna, europea e riformista’ della sinistra che pure si professa ‘di governo’. Ma anche - e la banana su cui è scivolato Luca Casarini è lì a dimostrarlo - dai vari parolai rossi che pure al Popolo fingono di rivolgersi ancora con la maiuscola. E’ vero, la sinistra è antipatica. Soprattutto al popolo. E perciò fatica a vincere o, in qualche caso, non vince mai. Ma il sentimento - ed è la sostanza della questione – è del tutto reciproco. Come l’incomprensione.

Perché si fatica a capire come l’operaio e pure l’impiegato, nonostante oltre un secolo di Dottrina, la sera a casa invece che sottolineare puntigliosamente l’ultimo saggio di Joseph Stiglitz sulla globalizzazione, preferiscano svaccarsi in poltrona davanti la De Filippi. Perché, dovendo scegliere tra un Paolo e l’altro, antepongano Maldini a Flores d’Arcais. O una chiappa della Ferilli a un dibattito con Livia Turco. Inspiegabile. A meno che non si ripeschi dal cilindro un vecchissimo slogan: ricordate? Socialismo o barbarie! E visto che del primo s’è persa ogni traccia, logica vuole che a prevalere sia stata la seconda. Oppure – dannazione, chi l’avrebbe mai detto? – il potere operaio è proprio questo qui.

Davide Lombardi – VicenzaAbc n. 113 del 7 ottobre 2005

sabato 4 settembre 2010

Gli orsetti padani

Al solito, nel mare magnum del web, si finisce per incrociare isole che non ti aspetteresti.
Per ovvi motivi, in questo periodo sono particolarmente interessato all'argomento Lega Nord.
Ma di sicuro il sito dedicato alla crescita del piccolo padano, avrei fatto fatica anche solo ad immaginarlo (grazie a Carlo Gubitosa per la segnalazione).

Al cucciolo padano non può giustamente mancare mamma orsa, che così si presenta: "La mamma degli orsetti non è necessariamente un'orsa, anche se a forza di occuparsi degli altri rischia di diventarlo. La mamma degli Orsetti è una mamma come le altre che però è riuscita dividersi fra i suoi bambini, la sua famiglia e le sue passioni, intese sia come interessi sia come la passione, quella che prende e non ti lascia più andare, e che non necessariamente si prova per un uomo. Quando si pensa in grande, si può provare anche per un progetto come quello della Padania".