martedì 23 marzo 2010

Dite "Lo giuro"



Fonte: Strisce bavose.

Se Berlusconi fosse un immigrato nero

«Se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l'annunciatrice.»
Enzo Biagi


Forse per la beatificazione è ancora presto, ma è certo che qualsiasi cosa Silvio B. tocchi si trasforma in un gioiello del marketing.

L'ha pensata giusta infatti un operaio ghanese residente a Modena: ha chiamato suo figlio Silvio Berlusconi. Così, tutto di filato: silvioberlusconi.
Il bambino ha oggi cinque anni e da un mese ha raggiunto il papà qui a Modena.

La storia di Silvio Berlusconi Boahene (questo il nome completo) la raccontano il Resto del Carlino e il Corsera, quest'ultimo con qualche dettaglio in più: Al nome tiene molto anche il piccolo, che tutti a casa chiamano con il "diminutivo" Berlusconi, mentre a scuola la maestra vuole che sia chiamato solo Silvio. È un tifoso sfegatato del Milan e crede che il premier sia suo nonno. «C'è solo una cosa che il bambino preferisce alle partite dei rossoneri in tv - spiega Anthony Boahene -, si tratta degli spot elettorali di Silvio Berlusconi. Quando lo vede in televisione impazzisce: afferra il telecomando e pretende che nessuno cambi canale».

Il perché di una scelta così originale la spiega sempre papà Anthony: "Credo di dovere a Berlusconi il mio permesso di soggiorno".
Certo, come no. Con tutte le cose che riesce a fare lavorando 24 ore su 24, può essere che Silvio Berlusconi (lo statista, non il bambino) glielo abbia consegnato di pirsona pirsonalmente, come direbbe il buon Catarella.

C'è da aggiungere che Anthony ha una storia un po' particolare: infatti in Ghana è conosciuto come B. Brown, cantante di un genere definito hip-life, un apprezzato mix tra musica religiosa e pop. B. Brown ha cantato per le comunità ghanesi in Finlandia, Danimarca, Germania, Francia. Insomma, immigrato sì, ma probabilmente con qualche confidenza con marketing, promozioni e via canticchiando.

Giustappunto, neanche un mese che il piccolo Silvio Berlusconi è arrivato in Italia e già finisce sui giornali. C'è da giurare che dopo gli articoli di Carlino e Corsera seguiranno ad ondate i vari Chi, Novella 2000, Oggi Ieri & Domani.

Già scritto il gran finale: Silvio Berlusconi (lo statista) incontrerà a Palazzo Silvio Berlusconi (il bambino) sottoponendo a papà un bel contratto da secondo di Apicella.
Giusto per quando Gheddafi tornerà a farci visita.

Missionari cercasi

In questo periodo, sotto i portici della via Emilia, ogni 10 metri si trova un banchetto dei candidati locali dei vari partiti.

In quello del PD, a distribuire volantini e amenità varie, le solite facce da pensionati o giù di lì.
Domenica scorsa, in quello del PDL, tre ragazzi giovanissimi e carinissimi e pure un po' cool: uno porta il classico cappello da rastone (però non mi pare sotto ci siano i dread).
Mentre passo davanti, una delle ragazze cerca di appiopparmi un volantino. L'allontano infastidito con un gesto della mano.

Mi irrita oltre misura che a far propaganda per Berlusconi ci siano dei ragazzi così giovani e dentro di me parto con le (solite) amare considerazioni su come la sinistra non abbia più niente da raccontar loro e su come, invece, l'appeal catodico del Berlusca's Wonderland riesca appieno a far breccia tra le nuove generazioni.

Una mia amica, molto più tollerante e intelligente di me, si ferma a parlare con la ragazza.

5 euro l'ora. E' il salario che quei "missionari della libertà" percepiscono per star lì a far propaganda ma, soprattutto, a regalare l'illusione che il PDL sia il partito dei giovani.

Mettiamola in positivo, à la Berlusconì: con la crisi occupazionale che c'è, il Padrone e i suoi creano nuovi posti di lavoro.
E meno male che Silvio c'è.

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Grazie a M "pozzo di cultura e conoscenza" P, segnalo questo video: Nella piazza Pdl ragazzi pagati: la testimonianza.

Spostati, faccia di merda

Una lettera su Repubblica di oggi, della signora Silvia Cavanna di Segrate (Milano), merita di essere riportata per intero:

Ho 63 anni compiuti, abito a Segrate, ho lavorato 20 anni per Mediaset in qualità di dirigente. Oggi, dopo una cena piacevole, percorro con mio marito la stradina notoriamente pedonale, ora abusivamente usata da poche auto di alti papaveri e rispettive scorte per raggiungere gli studi televisivi di Rete 4.

Da una di queste auto ci viene suonato il clacson, mio marito fa presente che i pedoni hanno la precedenza in quanto strada pedonale, si abbassa il finestrino e: "Spostati faccia di merda!". Riconosco Emilio Fede, che protende il suo viso sotto quello di mio marito, invitandolo: mettimi le mani addosso, toccami!

Mi metto tra i due: "Sono stata tua collega per 20 anni, ho lavorato 20 anni con Carlo Bernasconi (braccio destro di Berlusconi, morto nel 2001, gran brava persona).
A quel punto il grande cambiamento: mi scusi Signora, mi scusi Signora.

Non le voglio le tue scuse, caro Fede, chiedo scusa io: per essere rispettata come donna ho dovuto ricordarti di aver fatto parte del clan dei prepotenti e degli arroganti.

Sia per me e per tutti un momento di profonda riflessione.

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Qui la lettera in versione integrale.

sabato 20 marzo 2010

venerdì 19 marzo 2010

Rube Goldberg Machine


Il domino più incredibile della storia nel video degli Ok Go.

Su segnalazione di MP, ecco il video sperimentale degli svizzeri Peter Fischli and David Weiss a cui il lavoro degli Ok Go è chiaramente ispirato.


Watch Lauf der Dinge - Wie das Fass zum ueberlaufen gebracht wird ;) in Educational & How-To  |  View More Free Videos Online at Veoh.com

giovedì 18 marzo 2010

Il senso civico dell'arachide

Vado sempre a far la spesa nella coop più vicina a casa mia, all'imbocco di via Canaletto sud.
Un posto che più che un supermercato sembra un porto di bucanieri per la gente che gira da quelle parti.
Come dire: il posto giusto per l'uomo giusto.

Ogni volta o quasi, mi piace prendere un'arachide dal cestone dove sono esposte (non una manciata, non cinque, non due: una!) e mangiarmela lì per lì.
Così, per sfizio. Per sentire se è fresca o secca. Perchè la coop sei tu, quindi anch'io, e con tutti i soldi che le ho dato in una vita, una piccola arachide me la posso gustare lì, a sbafo nel mio supermercato.

Tra l'altro in questo periodo, per problemi alla schiena che - alla faccia della mia privacy - ho reso noti in tutto il web, giro pure con le stampelle.
Sono un portatore di handicap (e indulgenza) vero e proprio.

Per farla breve: finito il tour da 120 (centoventi) euro di acquisti esco a fumarmi una sigaretta mentre mia moglie fa la fila e paga.
Da dietro la vetrina la vedo confabulare con la cassiera e l'addetto alla sicurezza.

Sono stato segnalato alle casse da una signora.
"C'è uno che si è mangiato un'arachide"
"Uno chi?"
"Quello lì - indica oltre il vetro - quello con le stampelle".
La cassiera è una che la sa lunga: "Eh, ma non è mica la prima volta. E' già stato notato in passato".

Mia moglie, incolpevole e sotto mentite spoglie sino ad allora, finalmente interviene cercando di metterci una pezza: "Veramente sarebbe mio marito. Scusatelo, ma sta male (cazzo c'entra con il furto dell'arachide, ma vabbé...), vedete: c'ha le stampelle" (solo dopo un po' colgo lo spessore dell'intervento: brava! cerchiamo subito di indurre ad indulgenza per l'invalido).
Infatti, l'addetto alla sicurezza lascia correre e mi permette di fumare ignaro e in pace mentre dentro si sparla di me, "il tizio" occasionalmente "con le stampelle", meglio noto come il ladro d'arachidi.

Morale: una stampella fortunella anche per la signora che mi ha "segnalato". Finché questo paese sarà permeato da un simile senso civico, toccherà a tutti rigar dritto: anche ai ladri di arachidi come me.

mercoledì 17 marzo 2010

Un falò per le notti di luna

Il nuovo sito di Alda Merini che le quattro figlie hanno fatto realizzare in onore della grande poetessa scomparsa sei mesi fa.

Laggiù dove morivano i dannati
nell’inferno decadente e folle
nel manicomio infinito
dove le membra intorpidite
si avvoltolavano nei lini
come in un sudario semita
laggiù dove le ombre del trapasso
ti lambivano i piedi nudi
usciti di sotto le lenzuola
e le fascette torride
ti solcavano i polsi e anche le mani,
e odoravi di feci
laggiù, nel manicomio
facile era traslare
toccare il paradiso,
Lo facevi con la mente affocata
con le mani molli di sudore
col pene alzato nell’aria
come una sconcezza per Dio.
Laggiù nel manicomio
dove le urla venivano attutite
da sanguinari cuscini
laggiù tu vedevi Iddio
non so, tra le traslucide idee
della tua grande follia.
Iddio ti compariva
e il tuo corpo andava in briciole
delle briciole bionde e odorose
che scendevano a devastare
sciami di rondini improvvise.

lunedì 15 marzo 2010

E' un paese per vecchi

Sabato scorso a Ferrara, mi ha molto colpito la vetrina di un negozio Benetton (in viale Cavour, a due passi dal Castello Estense).

Manichini di bambini che sembrano dei vecchi.
Magliette con un immaginario che non appartiene loro (Betty Boop?!?).
In generale, vestiti tristi e spenti.
Divise per piccoli alieni (adultizzati) tutti uguali l'uno all'altra.

Viviamo in un Paese vecchio, non tanto anagraficamente, ma culturalmente.
E perfino le vetrine sembrano raccontarlo.


sabato 13 marzo 2010

Le bocche della morte sono di cartapesta

Video realizzato per il "Bando per laboratorio e azione teatrale di Babilonia Teatri a Santarcangelo 40".
Ideazione e realizzazione di Gioraro, Beatrice D'Agostino e Davide Lombardi.
Beatrice D'Agostino recita "La pace", una poesia di Alda Merini.

Audio: the Freesound Project.

lunedì 8 marzo 2010

Flizine



Lo slideshow del primo (e unico penso) gruppo da me creato su Flickr: Flizine - A pdf monthly Mag.

L'impronta dell'altra a Ferrara

Il progetto in progress di Gioraro "L'impronta dell'altra" viene presentato a Ferrara all'interno della mostra "Realtà filtrate", a cura dell'Associazione Culturale Ferrara ProArt, da venerdì 12 marzo fino a domenica 14.

sabato 6 marzo 2010

Karamel!



Nel video, Hend pratica il karamel, incredibile tecnica di depilazione (utilizzando un semplice filo da cucito) in uso in molti paesi arabi, durante la rassegna "Retaggi inter-culturali" il 6 marzo a Bologna presso il Centro Interculturale M. Zonarelli.

Hend 1

Hend

venerdì 5 marzo 2010

Sostanza

L'editoriale - condivisibile al 100% - del Direttore di Internazionale, Giovanni De Mauro, sul numero in edicola.

"Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori.

Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione.

E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa.
E anche la forma è salva".

Ti piace vincere facile?


Fonte.

mercoledì 3 marzo 2010

Uno, nessuno, molti più di centomila

Inutile 4 - Uno, nessuno, molti più di centomila

Journey through the past

"Quello che tutti desideriamo davvero è giungere al punto in cui il passato non può dare alcuna spiegazione su di noi, che così siamo liberi, finalmente, di costruirci la nostra vita. Chi può affermare di avere una storia che significhi veramente qualcosa? Secondo me, in America si esagera nel sottolineare il proprio passato per definire se stessi: può essere un gioco fatale.

Personalmente, provo sempre un senso di depressione profonda quando, in un romanzo, l’autore si accinge alla inevitabile, faticosa, escursione agli armadietti degli spogliatoi del passato. Certe volte salto il capitolo, certe altre chiudo il libro e non lo riapro più. Nella maggior parte dei casi, diciamolo pure, il nostro passato non è un soggetto particolarmente drammatico, e dovrebbe essere abbastanza poco interessante da lasciarci liberi appena siamo pronti a esserlo (anche se è vero che quando si giunge a quel momento spesso si è spaventati a morte, ci si sente nudi come serpenti e non si sa bene che cosa dire).

Alla mia storia io penso come a una serie di cartoline postali, con tante figure diverse sul davanti, ma senza messaggi particolari, o memorabili, sul retro. Ci si può staccare completamente dalle proprie origini, come sappiamo tutti, e non per un proprio disegno malevolo, ma per colpa della vita stessa, del fato, dell’eterno presente che ci trascina con sé.

L’impronta che lasciano su di noi i nostri genitori, o, in generale, il passato, come la vedo io finisce sempre con l’usurarsi: a un certo punto ci troviamo comunque, nella nostra interezza, soli con noi stessi, e questa non è una situazione che si possa cambiare, in meglio o in peggio, per cui tanto vale pensare a qualcosa di più promettente".

Richard Ford, Sportswriter, Feltrinelli

Il desiderio di essere inutile 14