martedì 1 marzo 2011

Quell'enorme mandala che è Internet

L'incidente di ieri a gmail - quei 150 mila utenti che per un problema tecnico di alcuni server di Google si sono ritrovati la propria casella di posta azzerata (non si sa ancora se sarà possibile recuperarne i contenuti) - ripropone il tema della fragilità strutturale del "sapere del nostro tempo".
Quello digitale, che ormai conserva solo in Rete e su nessun'altro supporto miliardi di immagini, parole, video. Insomma: una quantità impressionante di cultura del nuovo millennio che, dovesse improvvisamente anche solo mancare di alimentazione (quella condizione di dipendenza che riporta l'immaterialità di questi contenuti alle sue radici materiali), risulterebbe essere - se non persa per sempre - quantomeno non più fruibile.

Un simile scenario apocalittico (degno per la nostra epoca di quello che fu per l'Antichità l'incendio della biblioteca di Alessandria) non sembra oggi tecnicamente pensabile: difficile ipotizzare lo schianto contemporaneo di milioni di server.
Ma nemmeno il crollo dell'Impero romano sembrò per secoli ai romani "tecnicamente pensabile".

La verità è che la Rete altro non è che un enorme mandala.

monaci tibetani completano un mandala

2 commenti:

rrr ha detto...

non c'è bisogno di immaginare scenari apocalittici per capire che quello che tu descrivi è un problema reale e tangibile. Se non altro, per il gioco delle probabilità per quelle 150 mila persone è molto tangibile...

Davide Lombardi ha detto...

Assolutamente d'accordo. Quei 150 mila hanno provato sulla loro pelle quanto sia effimero tutto questo. Però io intendevo veramente una cosa "apocalittica": miliardi e miliardi di dati che scompaiono in un instante. Chissà se un giorno accadrà.