domenica 24 luglio 2011

Vajont, Italia 2011

E' sempre istruttivo leggere e rileggere "Sulla pelle viva", il racconto di un disastro annunciato - quello del Vajont - scritto dalla giornalista Tina Merlin che, unica all'epoca, denunciò ripetutamente nei suoi articoli su L'Unità quello che stava accadendo, quel che sarebbe potuto succedere, quel che poi accadde.

E' utile leggerlo, non solo perché è un'inchiesta serratissima su una delle più grandi tragedie italiane del dopoguerra, ma perché nel racconto di quell'Italia - un Paese in cui gli interessi dello Stato non sono gli stessi dei cittadini, ma colludono con quelli di un potere economico spregiudicato e attento esclusivamente al profitto a qualsiasi costo -  è fin troppo facile trovare le radici del presente.

Nel racconto del disastro del Vajont è reso esplicito il tradimento già consumato dei valori della Resistenza, della Costituzione e della neonata Repubblica ad appena dieci anni dalla sua fondazione (il disastro è dell'ottobre 1963, ma i primi lavori per la costruzione della diga iniziano nel 1957). L'Italia di quegli anni è un Paese già corrotto e corruttibile, con la parziale attenuante (ma vallo a spiegare ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime di quella strage) di un boom economico che produsse una straordinaria spinta per la conquista di un benessere che nel suo incedere travolse tutto il passato (come disse Marco Paolini nella sua Orazione civile, la tragedia del Vajont fu "il funerale di quell'Italia contadina che non serviva più a nessuno" - qui).

Oggi i meccanismi di esercizio del potere nell'interesse primario di pochi, sono pressoché identici, con l'aggravante che non c'è nemmeno più un orizzonte da raggiungere, una nuova frontiera da conquistare. Per il resto, nell'Italia gattopardesca in cui da quel lontano 1963 tutto sembra essere cambiato, tutto in realtà è rimasto identico.

sabato 23 luglio 2011

Di censure e caste, scopiazzature e colle, e di altri incidenti

Che il "filosofo" pop per eccellenza, Umberto Galimberti, fosse uno strepitoso affabulatore e un ottimo aggregatore di idee altrui, ma decisamente più scarso dal punto di vista teoretico, noi vecchi studenti di filosofia a Venezia lo sappiamo da sempre.
Sto parlando dei primi anni '80 quando l'allievo di Emanuele Severino (lui sì, un grandissimo metafisico!) era già nel pieno della carriera accademica ma appena agli inizi di quello che poi sarebbe divenuto uno sfolgorante shining mediatico.

Negli anni, soprattutto sulle pagine di quotidiani e giornali destinati alla sinistra colta (mica quella che va a ballare il liscio alle ex feste dell'Unità), il Nostro ha disquisito su tutto distribuendo perle di saggezza come fosse pop-corn.
Buon per lui e, al solito, per tutte le anime belle che da simili letture hanno tratto un qualche giovamento.

Due anni fa viene fuori su Il Giornale la storia del copia/incolla, vizietto un po' troppo pronunciato del Professore. Un'abitudine di cui si sussurrava a bassa voce tra le malelingue studentesche già negli anni '80 senza che ovviamente nessuno si sbattesse a fare delle verifiche.

Non voglio ripercorrere qui le polemiche che sono succedute (anche) alla pubblicazione di un libro sull'Affaire Galimberti (qui l'introduzione in pdf): mi basta il patetico mea culpa del Professore che seguì allo scoop del Giornale.

Chi fosse interessato a saperne di più, cerchi con Google, anche se rimango stupito nel leggere che qualcuno riesce a fare di un tristissimo caso di plagi - a quanto pare reiterati - una questione di destra/sinistra (che c'entra Galimberti col "Metodo Boffo"?), per cui che ci sarebbe "di male se Galimberti usa parole di altri per documentare e argomentare le proprie tesi?".
Amico, c'è di male che se comincio a far passare per miei (che è diverso dal "citare") su questo blog pensosi e profondi articoli di Stiglitz, tanto per dirne uno, e magari ci faccio anche un po' di soldi cominciando a pubblicare qua e là, io personalmente non mi sentirei particolarmente orgoglioso.

Ciò detto, quel che mi interessa qui rilevare è che a distanza di oltre due anni dai primi fuochi, ieri è arrivato il richiamo ufficiale dell'Università di Ca' Foscari che invita Galimberti ad "attenersi sempre all’uso degli standard nazionali e internazionali per la doverosa citazione delle fonti". Bontà loro.

Ma chissà cosa ne pensano della timida censuretta dei colleghi al Professore i due studenti sospesi pochi giorni fa dall'ateneo veneziano perché, grazie al software antiplagio dell'Università, si è scoperto che le loro tesi erano copiate in gran parte dal web.

Censura, che così commenta ancora Il Giornale: "E se a qualcuno (...) venisse in mente di dire che «la montagna ha partorito il topolino» conviene che si fermi subito. Per gli standard dell’università italiana che un professore riceva un richiamo formale è qualcosa di eccezionale".

Appunto.

Il Fatto mi dà l'orticaria

Ci sono tanti modi di fare giornalismo.
E tanti modi di guardarsi l'ombelico.
Mentre tutti i giornali del mondo costruiscono le proprie home sugli attentati in Norvegia, Il Fatto Quotidiano pensa bene di illuminare in primis il lettore sulle telefonate tra Minzolini (Minzolini!?!), Letta e Alemanno.
Scelta libera, scelta legittima, per carità, ma viene da dire: ma chissene...

Mentre Libero e Il Giornale li leggo con occhio burlesque, per il quotidiano di Travaglio e Padellaro ho invece un'intolleranza quasi fisica: non riesco nemmeno a tenerlo in mano; posso leggerlo solo online.
Ciò detto: che viva e prosperi finché avrà lettori disposti a spendere il proprio denaro e inserzionisti desiderosi di far conoscere i propri prodotti.

Il Fatto è indubbiamente l'house organ del partito dei giudici, ennesima variante di questo Paese malato.
Qualsiasi sparata di qualsiasi giudice, gip o pm diventa sul Fatto verità incontrovertibile.
Invece bisognerebbe dirlo chiaro e forte, una volta per tutte, che in Italia la magistratura è semplicemente una casta né più né meno uguale alle altre. Politici, giornalisti (quelli che "contano" però, c'è anche un esercito di sfigati a 2,5 euro lordi a pezzo che non conta assolutamente nulla), baroni universitari: tutti affratellati nello stesso sistema corporativo che blocca questo Paese.

In Italia la giustizia andrebbe riformata eccome, perché fa schifo. E - per dirne una che sembra molto berlusconiana - i magistrati dovrebbero rispondere dei loro errori (e pure i giornalisti, quelli che "contano" in primo luogo). Perché ne fanno. E parecchi.
Certo che la giustizia andrebbe riformata di corsa, solo che - ennesimo blocco - in Italia non può farlo Berlusconi, quello che più lo desidererebbe, per ovvi motivi.

Ora, un giornale che trasforma sistematicamente in comandamento anche il più improbabile avviso di garanzia - in nome di un fideismo castale del tutto simile a quello dei parlamentari della maggioranza che votano compatti per "Ruby nipote di Mubarak" - non ha nulla di diverso dai tanto esecrati giornali di famiglia berlusconiani.
Solo che al sottoscritto, al contrario di quelli, non fa nemmeno ridere.

giovedì 21 luglio 2011

Spider Truman compra scarpe a Bologna

Giorno dopo giorno, si scopre un po' del velo che maschera l'ormai leggendaria figura di Spider Truman. Sappiamo ad esempio grazie al blog "Il mio pensiero" che Spider in realtà si chiama Lina. Che è un nome di battaglia veramente partigiano.

Poco fa, qualcosa l'ho scoperto anch'io, semplicemente andando sul suo blog "I segreti della casta": Spider Lina compra scarpe a Bologna. O, se non le compra lui/lei, lo consiglia a te. Soprattutto se, come me, ti colleghi da Bologna. Adsense non sbaglia (e la caccia continua).

mercoledì 20 luglio 2011

Hanno ucciso l'Uomo ragno

I suoi oltre 300.000 fan su Facebook hanno scoperto che il fantomatico Spider che avrebbe dovuto rivelare "i segreti della casta di Montecitorio" è un po' troppo Truman Show.

Così, i commenti dopo l'ultimo post hollywodiano (ora cancellato per la valanga di improperi ricevuti)

"così come sono comparso, così voglio scomparire in pace. anzi in guerra.
Ho deciso la data della mia morte: il 14 ottobre questa pagina verrà cancellata.
Il giorno prima scannerizzo e invio il mio archivio su internet, in modo che chiunque possa salvarlo.
Il giorno dopo, il 15 ottobre, alle 14:30 un milione di persone marceranno verso Montecitorio.
Sarà il giorno dell'indignazione, sarà il giorno della vendetta..."

non vanno giù per il sottile:




martedì 19 luglio 2011

Modena violenta

Ore 21,50 circa. Nella notte, la città vuole sangue.
La paura serpeggia tra i contribuenti.
Per questo, nella notte, si muove impavida la ronda.

Ore 21,54 circa.
La città è salva!


Rondisti di questa notte: Davide Lombardi e Paolo Tomassone.

Reboot your Spider

Il caso di Spider Truman, l' (ipotetico) insider del Parlamento che ha aperto una pagina Facebook e un blog che raccontano dall'interno di Montecitorio privilegi e segreti della "casta", raggiungendo in pochi giorni oltre 300.000 follower, è l'esempio più recente della protesta sempre più montante contro i privilegi della classe politica di questo Paese.

Nel video che segue ho provato a registrare la velocità impressionante in cui vengono inseriti sulla pagina di Facebook  nuovi commenti e like ogni volta che Spider inserisce un post qualsiasi. Come nell'esempio del video, anche una cosa banalissima del tipo: "spider Truman torna a casa dal lavoro alle 16:00. ci si sente per quell'ora". Ad ogni refresh ogni pochi secondi parte un botto di "like" e commenti. Mentre scrivo queste righe sono già 771 i "mi piace" e 263 i commenti.